Violazioni dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)          Libertà di scegliere il proprio governo

 

Nel novembre 2011 si sono tenute nel paese le elezioni presidenziali e legislative che hanno visto l’affermazione di Joseph Kabila alla presidenza e del Parti du Peuple pour la Reconstruction et la Démocratie (PPRD) nel parlamento nazionale. Numerosi osservatori nazionali e internazionali hanno giudicato le elezioni poco credibili e gravemente falsate da irregolarità e mancanza di trasparenza nel conteggio dei voti.  

 

II)         Libertà di riunione e di associazione

 

Nel corso del 2013 e nel primo quadrimestre del 2014, sebbene i partiti politici siano stati in grado di operare per la maggior parte del tempo senza restrizioni o interferenze, i membri  dei partiti d’opposizione hanno subito occasionalmente arresti arbitrari e molestie. Le autorità hanno inoltre limitato la possibilità di questi partiti di tenere comizi, assemblee e raduni pubblici, negando i permessi necessari. La polizia occasionalmente ha picchiato e arrestato gli organizzatori di contestazioni, marce e incontri pubblici. Ad esempio il 25 marzo e il 2 aprile 2013, le autorità hanno arrestato 12 membri dell’Associazione per la Difesa degli Interessi di Bandundu dopo che questa aveva annunciato di pianificare  una marcia per contestare il governatore Jean Kamisendu. Gli arretati sono stati condannati a 20 anni di prigione per “tribalismo,” tentata fuga e cospirazione criminale. La corte d’appello ha successivamente ridotto le sentenze.

 

Ci sono anche rapporti sulla presenza di numerosi prigionieri politici. Secondo l’associazione Voix des Sans-Voix, nelle carceri del paese sono passati 213 prigionieri politici, circa lo stesso numero del 2011. L’8 aprile 2013, la polizia ha arrestato l’ex deputato Eugene Diomi, accusandolo di violenza sessuale ripetuta su una ragazza minorenne. Diomi era stato in precedenza arrestato per le stesse accuse anche nel giugno 2012. L’ex deputato ha  sostenuto che nel 2012 fossero stati i servizi segreti a sequestrarlo  e detenerlo segretamente per alcuni mesi, fino al suo rilascio nell’ottobre 2012 in seguito a pressioni dalla Francia. Secondo il governo, Diomi sarebbe invece scappato volontariamente per sfuggire alla pena. Diomi sostiene di essere stato preso di mira  dal governo per il suo ruolo nelle contestazioni parlamentari dei risultati delle elezioni del 2011, una posizione sostenuta anche da diverse organizzazioni locali per i diritti umani. Nel giugno 2013, Diomi è stato fatto decadere come deputato dell’assemblea nazionale, per prolungata e ingiustificata assenza.  Nel marzo 2014, Diomi è stato condannato a 10 anni di reclusione.

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza


Per quanto riguarda i conflitti armati presenti nella parte orientale della RDC, tra le principali milizie attive nel corso del 2013 e nel primo quadrimestre 2014 vi sono l’M23, gruppo armato composto da Tutsi e sostenuto dal Ruanda, che ha operato nelle regioni del Nord e del Sud Kivu, ma che attualmente è riparato in territorio ruandese; l’ADF (Alleanza delle Forze Democratiche) , gruppo armato ugandese sostenuto dal Sudan con basi in Uganda e RDC, nel Sud Kivu; il Mai Mai Bakata Katanga, gruppo indipendentista della provincia del Katanga;  e l’LRA (Lord’s Resistance Army), gruppo armato ugandese attivo nei distretti di Haut Uele e Bas Uele, nella Provincia  Orientale della DRC. Tutti questi gruppi si sono resi responsabili di gravissimi abusi contro la popolazione civile, tra cui uccisioni, sparizioni, torture, violenze sessuali, utilizzo di bambini soldato e riduzione ai lavori forzati. Secondo il gruppo di esperti sul Congo del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (UNGOE), i gruppi armati  e alcune unità dell’esercito congolese sono coinvolte nello sfruttamento e commercio illegale di risorse naturali nella parte orientale del paese.

 

Il conflitto armato nelle zone orientali del paese ha esacerbato la già precaria situazione dei diritti umani, in particolare con riferimento alle violenze di carattere sessuale e alla carenza di un efficace e indipendente potere giudiziario. In tutto il paese prevale un clima di corruzione generalizzata e di impunità per molti gravi reati, compreso l’omicidio, la sparizione forzata, la tortura,  la violenza sessuale e gli arresti e le detenzioni arbitrari.  Le forze di sicurezza hanno continuato a  rendersi responsabili di gravi abusi ai danni della popolazione civile quali uccisioni extragiudiziali, torture e arresti arbitrari. Per ridurre tali abusi il governo ha continuato a promuovere un programma di sensibilizzazione sul rispetto dei diritti umani tra le forze di sicurezza e, occasionalmente, punito i responsabili.  

 

II)            Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

In base alla legge, gli arresti per reati punibili con pene detentive superiori a sei mesi richiedono un mandato emanato dalla magistratura. Le persone arrestate devono essere informate delle accuse contro di loro e portate davanti a un magistrato entro 48 ore. I detenuti devono potere stabilire contatti con i loro avvocati e famigliari.  Le forze di sicurezza, però, hanno regolarmente violato tali disposizioni. Nel paese, in teoria, esiste un sistema di libertà temporanea su cauzione che però  in generale viene concessa dai giudici. Ai detenuti indigenti non viene data assistenza legale.  Le autorità tengono spesso i detenuti in condizioni di isolamento, rifiutandosi di riconoscere la loro detenzione. A parte i casi di persecuzione politica, la polizia, occasionalmente, ha effettuato arresti arbitrari con il solo scopo di estorcere denaro alle famiglie degli arrestati.

 

III)           Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Le condizioni di detenzione sono durissime e tali da mettere a rischio la vita dei detenuti. Tra i principali problemi si segnalano gli stupri, l’insufficienza del vitto, l’inadeguatezza delle cure mediche e l’insufficienza dell’aerazione, dell’illuminazione e  degli spazi.  La prigione centrale di Kinshasa (Makala), nel settembre 2012, ospitava una popolazione carceraria quattro volte superiore alle sue capacità e quella di Goma una otto volte superiore. Nella prigione centrale di Bukavu, in una stanza non più grande di un container dormivano 220 detenuti.

 

IV)           Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

Le leggi del paese stabiliscono condanne penali per i reati di corruzione da parte di pubblici funzionari. Tuttavia, in generale, deboli controlli finanziari e un sistema giudiziario malfunzionante incentivano i funzionari statali a compiere atti di corruzione.

 

Solo occasionalmente emerge qualche caso di corruzione ad alto livello. Ad esempio, nell’ottobre 2013, i servizi segreti hanno arrestato Ludjwera Birindwa, amministratore delegato della azienda statale Cohydro, con l’accusa di appropriazione indebita di 10 milioni di dollari allocati al pagamento di una fornitura di petrolio da parte dell’azienda sudafricana Labolhano Trading Investment.

 

Nel corso del 2013 e del primo quadrimestre del 2014 la corruzione del settore pubblico ad ogni livello è stata endemica in tutto il paese. Le tangenti rappresentano una consuetudine sia nelle attività pubbliche sia in quelle private, soprattutto per quanto riguarda gli appalti pubblici, l’amministrazione della giustizia, gli accordi su contenziosi, nel settore minerario, per il possesso della terra e nelle questioni fiscali.

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

La libertà di espressione è fortemente limitata dal governo e la legge proibisce l’oltraggio al capo dello stato, le calunnie pubbliche e l’uso di linguaggi che possano mettere in pericolo la sicurezza nazionale. La pena per il reato di oltraggio al presidente è di 20 anni di carcere. Giornalisti, attivisti e politici vengono a volte arrestati e imprigionati per avere criticato in pubblico il governo o le forze di sicurezza.

 

Ad esempio, l’11 agosto 2013, il deputato Muhindo Nzangi del Mouvement Sociale pour la République è stato arrestato dopo aver partecipato ad un programma radiofonico a Goma, e denunciato e condannato a tre anni di carcere, per avere messo in pericolo la sicurezza nazionale.

 

Sebbene la legge sancisca la libertà di stampa,  criticare pubblicamente le politiche del governo che riguardano il conflitto armato interno, la gestione delle risorse naturali e la corruzione può esporre al rischio di ritorsioni, spesso da parte servizi segreti, e, meno frequentemente, delle autorità locali. 

 

A livello nazionale, il consiglio supremo per gli audiovisivi e le comunicazioni (CSAC) ha il compito di provvedere alla libertà e alla protezione della stampa e di garantire un equo accesso ai mezzi di comunicazione e informazione da parte di partiti politici, associazioni e cittadini. Tuttavia, il CSAC non sembra essere all’altezza dei compiti assegnatigli.

 

Un’ampia e attiva stampa privata funziona in tutto il paese, e il governo ha concesso licenze a numerosi quotidiani.  

 

Secondo il ministero delle comunicazioni, nel 2012 erano registrate in tutto il paese 134 stazioni televisive, 463 stazioni radiofoniche e 445 quotidiani e settimanali. Solo due mezzi di comunicazione hanno una copertura quasi completa di tutto il paese e molti giornalisti mancano di una formazione professionale adeguata, sono malpagati e si prestano a scrivere articoli a pagamento su richiesta di funzionari di governo, politici e altri.

A causa dell’alto livello di analfabetismo tra la popolazione e dei costi di accesso alla carta stampata e alla televisione, la radio è il principale mezzo di informazione. Lo stato possiede tre stazioni radiofoniche e tre televisive, e la famiglia del presidente possiede due stazioni televisive. Le stazioni radiofoniche del paese sono in maggioranza gestite da funzionari del governo, politici e, in misura minore, leader religiosi.