Conflitti e rischio terroristico

La partecipazione del Senegal alla missione di stabilizzazione dell’Unione Africana in Somalia (AMISOM) è ridotta, ma politicamente significativa. Inoltre, come molti altri paesi dell’Africa occidentale, il paese è impegnato, con un contingente di circa 500 uomini, militarmente in Mali, nell’ambito della missione internazionale dell’ ECOWAS a sostegno del governo maliano contro le forze islamiche jihadiste (MISMA), confluita dal luglio 2013 nella MINUSMA, una forza di peacekeeping guidata delle Nazioni Unite.

 

Il Senegal è  una democrazia stabile con un basso livello di violenza politica. Sebbene nelle regioni settentrionali esistano ostilità intercomunitarie, il governo cerca di ridurre le tensioni e le violenze. Non risulta nel paese la presenza di alcun gruppo armato antigovernativo di qualsiasi natura, etnica, politica o religiosa. Sebbene, sino a oggi, il Senegal sia stato risparmiato da attacchi terroristici di rappresaglia da parte dei gruppi armati jihadisti attivi nella regione, esiste un concreto e crescente rischio di attacchi terroristici a causa dei suoi confini permeabili, della crescente instabilità regionale e delle attività eversive transnazionali da parte dell’ AQMI (Al Qaeda nel Maghreb islamico) e altri gruppi jihadisti. Il conflitto in Mali ha aumentato questi rischi, dopo che vari gruppi hanno minacciato il governo senegalese per il suo sostegno militare al governo maliano nella lotta contro i gruppi jihadisti.

 

All’interno del paese, il movimento delle forze democratiche della Casamance (MFDC), un gruppo separatista, ha continuato a condurre una resistenza armata contro il governo di Dakar. Il gruppo, il più longevo dei movimenti separatisti attualmente attivi nel continente africano, conduce dal 1982 una guerriglia per l’indipendenza della regione della Casamance, situata nel sudovest del paese, tra il Gambia e la Guinea Bissau. Le azioni armate in Casamance consistono in attacchi a installazioni militari, convogli, obiettivi civili e rapimenti. Il 3 maggio 2013, i separatisti dell’MFDC hanno sequestrato 12 sminatori della Mechem, un’impresa sudafricana, nel villaggio di Kailou, vicino a Ziguinchor. Gli sminatori sono stati in seguito tutti rilasciati, gli ultimi dopo oltre due mesi di prigionia.  In seguito a un negoziato mediato dalla comunità di Sant’Egidio, il governo senegalese ha fatto all’MFDC una proposta di pace. Nel maggio 2014 il leader del movimento separatista, Salif Sadio, ha annunciato un cessate il fuoco unilaterale.

 

Il Senegal non ha in corso alcuna importante disputa territoriale interstatale e ha in generale buone relazioni con i paesi terzi.