Il Senegal ha una politica aperta nei confronti degli investimenti diretti esteri. Nel paese non ci sono discriminazioni giuridiche nei confronti degli investitori stranieri e nessun limite alle quote di proprietà che gli investitori stranieri possono detenere nelle imprese locali. Solo in alcuni settori chiave, quali i servizi di telecomunicazione, i servizi idrici, le attività minerarie e i servizi di sicurezza, gli investitori stranieri possono acquistare una maggioranza di controllo, ma non possedere quote pari al 100 percento del capitale. 


Per legge, le espropriazioni devono avvenire in maniera conforme al diritto locale e il processo di esproprio deve essere pubblico e trasparente. Gli espropri sono di solito attuati per scopi di pubblica utilità. Il Senegal è membro dell’International Center for the Settlement of Investment Disputes (ICSID), ha ratificato la Convention on the Recognition and Enforcement of Foreign Arbitral Awards (CREFAA) ed è membro della Multilateral Investment Guarantee Agency (MIGA) e dell’Organisation pour l'Harmonisation en Afrique du Droit des Affaires (OHADA).


Per quanto la legislazione commerciale e sugli investimenti sia ben sviluppata, la risoluzioni di dispute di natura commerciale può risultare lenta e complessa. Nel paese ci sono pochi giudici e avvocati esperti in diritto commerciale.  I tribunali sono lenti e i processi costosi, mentre le decisioni possono essere imprevedibili, arbitrarie e non trasparenti.


Le espropriazioni nel paese sono comunque rare. Nel 2010, l’impresa mineraria sudafricana Kumba International BV (KIO) ha risolto una disputa con il governo senegalese in merito ad un giacimento di minerali ferrosi. La KIO ha iniziato la procedura di arbitrato dopo che il governo senegalese aveva concesso all’impresa ArcelorMittal, il principale produttore di acciai del mondo, il permesso di estrarre materiali ferrosi da giacimenti  sui quali la compagnia sudafricana sosteneva di avere diritti. A seguito della decisione arbitrale, l’impresa sudafricana ha dichiarato che gli accordi per la risoluzione del contenzioso sarebbero rimasti confidenziali.


Nell’agosto 2012, dopo quattro anni di battaglie legali, si è risolto il lungo contenzioso che opponeva il governo senegalese  alla Millicom, una multinazionale con sede centrale in Lussemburgo operante nei servizi di telecomunicazione.  In base all’accordo, il Senegal ha accettato di riconoscere la validità della licenza per i servizi di telefonia mobile della Millicom, così come il suo diritto ad offrire nuovi servizi. Per contro la Millicom ha pagato al governo del Senegal, 103 milioni di dollari USA. La  Millicom ha ottenuto una nuova per fornire servizi 3G e l’estensione della sua attuale licenza per ulteriori dieci anni, fino al 2028, oltre all’allineamento della sua licenza con quella degli altri operatori, il che significa che Millicom sarà legittimata a offrire anche servizi di telefonia fissa, WiMax e servizi TV via cavo.


Nel Senegal non si registra alcuna presenza di vincoli o limiti al rimpatrio di utili d'impresa, all’effettuazione di pagamenti per l’importazione di beni, l’effettuazione di spedizioni, il pagamento di stipendi, diritti derivanti dall’uso di brevetti, marchi, interessi e affitti. Per ogni movimento di capitale in uscita, tuttavia, è necessario ottenere un’approvazione del ministero delle finanze. La moneta ufficiale del paese è il franco dell’Africa occidentale CFA, una valuta pienamente convertibile e liberamente quotata sul mercato.