Violazioni dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)          Libertà di scegliere il proprio governo

 

Le ultime elezioni, legislative, si sono tenute in Senegal nel luglio 2012 e hanno visto l’affermazione di una coalizione guidata dall’Alliance pour la République (APR), che ha ottenuto il cinquantatré percento dei voti e conquistato 119 dei 150 seggi in parlamento. Il Parti Démocratique Sénégalais (PDS), l’ex partito di governo, ne ha ottenuti solo dodici. I principali osservatori nazionali e internazionali hanno giudicato le elezioni in generale libere e corrette.  In precedenza, nel marzo 2012, si erano tenute nel paese le elezioni presidenziali, vinte da Macky Sall, leader dell’APR, che aveva sconfitto di larga misura il presidente uscente Abdoulaye Wade, sostenuto dal PDS.

 

II)         Libertà di riunione e di associazione

 

In generale, nel paese sono rispettate la libertà di riunione e associazione, anche se le autorità, sono state talvolta accusate di ritardi ingiustificati nel concedere le autorizzazioni per manifestazioni pubbliche.

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza

 

Ci sono informazioni che confermerebbero la presenza di prigionieri politici nel paese. Tutti, eccetto uno, sarebbero stati arrestati nel contesto del conflitto della Casamance. Il governo permette alle organizzazioni umanitarie di visitare i prigionieri politici e fornisce loro le stesse protezioni fornite agli altri prigionieri.

 

Nel giugno 2013, la polizia ha arrestato Bara Gaye, ex ministro e segretario generale nazionale  dell’Union des jeunesses travaillistes libérales (UJTL), un sindacato legato al PDS, per avere fatto osservazioni offensive nei confronti del presidente in carica durante una manifestazione politica il 24 maggio.  Gaye è rimasto agli arresti fino al dicembre 2013, quando un tribunale lo ha rilasciato provvisoriamente in attesa di un verdetto. Il pubblico ministero ha richiesto al giudice una pena detentiva minima di sei mesi.  Nel gennaio 2014, è stato condannato a 6 mesi di prigione e al pagamento di un milione di franchi CFA.

 

Nel paese non si sono riscontrate violenze di alcun tipo ai danni di oppositori politici da parte forze di sicurezza. Tuttavia, si registrano due casi di uccisioni illegali perpetrate dalle forze di sicurezza.  Uno di questi riguarda un detenuto nel carcere Rebeuss Dakar, nel novembre 2013, e l’altro un autista di autobus, torturato e ucciso dalla polizia a Diourbel, mentre in custodia. In entrambi i casi i presunti responsabili sono stati indagati dalle autorità. Le autorità hanno anche comminato sanzioni per casi di omicidio illegale perpetrati da agenti della sicurezza nel passato. Ad esempio, nel maggio 2013 un agente della gendarmeria è stato condannato a cinque anni di carcere per l’uccisione di un pescatore avvenuta nel novembre 2012, durante un’operazione di contrasto alla criminalità.    

 

Le organizzazioni per i diritti umani hanno riscontrato che i detenuti subiscono trattamenti crudeli e degradanti da parte delle forze di sicurezza, in un contesto di impunità.  Particolarmente criticati sono stati i metodi di interrogatorio della polizia e la pratica di denudare i detenuti per perquisirli. La polizia obbligherebbe i detenuti a dormire sul pavimento, punterebbe luci abbaglianti contro di loro, li percuoterebbe con manganelli e li rinchiuderebbe in stanze quasi prive di aerazione.  Non risulta che autorità prendano alcun serio provvedimento per ridurre tali abusi.

 

II)            Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

Le leggi del paese conferiscono alle forze di polizia ampi poteri per detenere individui sospettati di avere compiuto reati, senza accuse formali. Il dipartimento di investigazione sui reati può prorogare la detenzione senza accuse da ventiquattro a quarantotto ore, previa autorizzazione di un magistrato. Gli inquirenti possono richiedere un’ulteriore proroga per portare questo periodo a novantasei ore. Per i casi riguardanti la sicurezza nazionale, come ad esempio il terrorismo, il periodo di fermo può essere raddoppiato.

 

Il periodo di fermo, inoltre, decorre solo dal momento in cui le autorità dichiarano formalmente lo stato di detenzione. Nelle prime quarantotto ore di detenzione, i sospetti non hanno possibilità di contattare un avvocato o i propri famigliari, ma hanno il diritto ad avere un esame medico.

 

Una volta formalizzate le accuse, i detenuti hanno diritto ad un avvocato. Se non possono permetterselo, può venire nominato un avvocato d’ufficio. Poiché non sempre questo viene assegnato, diverse associazioni locali forniscono assistenza legale. Il tempo medio di attesa per un processo è di circa due anni. Questo fa sì che oltre il quaranta percento dei detenuti negli istituti penitenziari risultino in attesa di giudizio. Le cause arretrate e l’assenteismo dei giudici sono tra le cause principali dei ritardi nei processi. Per i reati minori, la legge stabilisce che una persona non possa essere detenuta in attesa di giudizio per più di sei mesi.  Tuttavia, le autorità tengono regolarmente i detenuti in custodia finché il tribunale non ne ordina il rilascio.  Nei casi che riguardano accuse di omicidio, minacce alla sicurezza dello stato e appropriazione indebita di fondi pubblici, non ci sono limiti alla lunghezza delle custodie cautelari in carcere. Nella maggior parte dei casi la custodia cautelare è, comunque, inferiore alla condanna ricevuta.  

 

III)           Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

La popolazione carceraria è di circa 8.400 detenuti. Le condizioni di vita negli istituti penitenziari sono particolarmente dure e, a volte, tali da mettere in pericolo la vita dei detenuti. Il sovraffollamento e la mancanza di servizi igienici sono tra i problemi principali, insieme alla scarsa qualità del vitto, il caldo soffocante e l’infestazione di insetti. Oltre cinquanta detenuti sono morti nelle prigioni del paese nel 2012. 

 

I detenuti in attesa di giudizio sono tenuti spesso, ma non sempre, separati dagli altri detenuti. Le autorità tengono i detenuti minorenni separati da quelli adulti, e le donne separate dagli uomini. Ai detenuti viene fornita acqua potabile. Il governo permette il monitoraggio delle prigioni alle organizzazioni umanitarie e per i diritti umani, sia locali sia internazionali.

 

IV)           Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

Dopo l’insediamento del presidente Sall, avvenuto nell’aprile 2012, il governo ha intrapreso azioni per combattere la corruzione nel settore pubblico, un fenomeno frequente e diffuso in tutto il paese, spesso facilitato da un contesto di impunità.

 

La polizia ha ripreso inchieste sui patrimoni finanziari che erano state sospese nel 2011 e ne ha aperte di nuove su casi di corruzione e appropriazione indebita di fondi pubblici da parte dei funzionari dell’ultimo governo, guidato da Abdoulaye Wade. Numerosi ex funzionari sono finiti sotto inchiesta e molti di questi arrestati. Alcuni si sono dichiarati colpevoli e hanno restituito i fondi sottratti. La polizia ha interrogato e in seguito arrestato anche Karim Wade (ex ministro e figlio dell’ex presidente), attualmente detenuto con l’accusa di avere sottratto 258 milioni di dollari USA durante la presidenza del padre. Il suo processo è stato fissato per il 31 luglio 2014. Se riconosciuto colpevole, rischia una condanna fino a dieci anni di carcere.

 

Il presidente Sall ha anche creato nuove agenzie con il compito di combattere la corruzione. Il ministero per la promozione delle regole di buon governo supervisiona l’applicazione di regole di buona gestione e informa il presidente in caso di eventuali mancanze. L’ufficio nazionale anti corruzione è responsabile per la promozione dell’integrità e della trasparenza nella gestione pubblica. La commissione nazionale sulla restituzione e il recupero di patrimoni acquisiti in modo illecito ha il compito di recuperare patrimoni pubblici sottratti e nascosti allo stato. Il riattivato tribunale per la persecuzione dei reati economici e finanziari ha l’obiettivo di combattere i reati economici compiuti da funzionari pubblici, tra cui il riciclaggio di denaro sporco, i trasferimenti illegali all’estero e il furto. Le agenzie anti corruzione in genere operano in maniera indipendente ed efficace. Il ministero per la promozione delle regole di buon governo ha cercato il sostegno della società civile tramite un programma di coinvolgimento di quest’ultima.

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

A causa dell’elevato tasso di analfabetismo, la radio è il più importante mezzo di comunicazione e la principale fonte di notizie del paese. Si contano ottanta stazioni radiofoniche, comunitarie, pubbliche e commerciali. Sebbene le leggi del paese regolino l’assegnazione delle frequenze, gli operatori delle radio comunitarie denunciano una carenza di trasparenza nell’assegnazione delle frequenze.

 

Il governo continua a influenzare l’informazione televisiva tramite Radiodiffusion Télévision Senegal (RTS), il fornitore pubblico di servizi radiotelevisivi. Tuttavia, nove canali televisivi privati trasmettono programmi indipendenti.

 

Si registrano casi occasionali di autocensura da parte dei giornalisti, in particolare nei mezzi di comunicazione controllati dal governo. Le politiche pubbliche di sostegno ai mezzi di comunicazione sembrano favorire i mezzi di comunicazione di stato o vicini alle posizioni governative. Il governo utilizza spesso le sovvenzioni e, in alcuni casi, le minacce e le intimidazioni per non far pubblicizzare certe informazioni. 

 

La legge che stabilisce sanzioni penali per il reato di diffamazione viene utilizzata come deterrente per bloccare i commenti e le informazioni critici verso il governo e punirne i responsabili. Nel dicembre 2012, il tribunale penale di Dakar ha sospeso la rivista Exclusif e condannato il suo direttore a sei mesi di prigione e a una multa pari 100 milioni di CFA (circa 206.000 dollari USA). Exclusif aveva pubblicato un articolo che denunciava presunte tangenti ricevute dal direttore di un altro gruppo editoriale dall’ex partito al governo.  La rivista ha ripreso le pubblicazioni nel novembre 2013.