Rischio espropri e protezione degli investimenti

La Somalia non possiede un governo centrale realmente funzionante dalla caduta del presidente Mohammed Siad Barre, nel 1991. Oggi, un governo controlla direttamente la capitale, e con l’adozione di una costituzione provvisoria il paese sembra aver intrapreso un cammino, seppure difficile e incerto, di ricostruzione e di riforme giuridiche.

 

Sebbene la Somalia abbia disperato bisogno di capitali  esteri,  il paese attualmente si presenta ancora come un capo minato per gli investimenti, soprattutto nei settori più strategici come quelli legati allo sfruttamento delle risorse naturali.  Per quanto si stia cercando di approvare una nuova legge sugli investimenti, non essendoci una costituzione chiara e definitiva, tutti i contratti relativi a investimenti risultano estremamente aleatori e suscettibili di possibili radicali cambiamenti in futuro.  Inoltre, rimangono vigenti le leggi del regime di Siad Barre, che in parte risultano superate o andrebbero riformate.

 

A rendere ancora più confuso e aleatorio il quadro degli investimenti contribuisce lo stato di conflitto e frammentazione politica presente nel paese. Dal 2004 al 2012 la Somalia è stata retta dal governo federale di transizione somalo (TFG), istituzione piuttosto debole ma riconosciuta dalla comunità internazionale, che ha successivamente lasciato il posto al governo federale somalo, ancora in lotta contro al Shabaab. Inoltre, diverse aree si sono dichiarate autonome, come ad esempio il Puntland, il Galgudud, il Khatumo e l’Azania o, addirittura, indipendenti, come il Somaliland. 

 

Potenzialmente, la Somalia offre opportunità di sfruttamento di giacimenti di petrolio e gas naturale. Tuttavia, la mancanza di un quadro giuridico chiaro e le situazioni di conflitto a livello locale e nazionale impediscono lo sviluppo del settore. Esiste inoltre una crescente ostilità tra il governo federale somalo e le amministrazioni regionali sulla questione dello sfruttamento dei giacimenti petroliferi. Continua, infatti, a rimanere poco chiaro come verranno trattati i vecchi contratti,  a chi spetta la negoziazione dei nuovi contratti e, soprattutto, come avverrà la suddivisione delle risorse derivanti dallo sfruttamento dei giacimenti tra il governo centrale e le amministrazioni locali. In questo contesto, la non conformità tra la legge sul petrolio del 2008 e la costituzione federale provvisoria del paese costituisce un elemento di ulteriore confusione.  

 

Alcune grandi imprese come BP, Chevron e ConocoPhillips detengono diritti di esplorazione risalenti al regime di Siad Barre e hanno intrapreso negoziati con il governo federale. Nell’Agosto 2013, Soma Oil and Gas, un’impresa petrolifera quotata alla borsa di Londra, ha firmato un accordo  con il governo federale per l’esplorazione di  giacimenti di petrolio nel paese, in contrapposizione agli accordi siglati con altre aziende dal Puntland e dal Somaliland.

 

Sebbene la Somalia risulti membro dell’International Center for the Settlement of Investment Disputes (ICSID) sin dal 1968, i drastici cambiamenti politici degli ultimi decenni  rendono incerto il suo riconoscimento, così come il resto del quadro normativo e giudiziario sugli investimenti. I tribunali civili continuano, infatti, in gran parte a non funzionare. Alcune regioni hanno creato tribunali locali alle dipendenze dei clan dominanti e delle fazioni a essi associate. Nella maggior parte delle aree il potere giudiziario applica una combinazione di diritto tradizionale consuetudinario, sharia e leggi formali.

 

Attualmente il paese non risulta neppure essere dotato di una vera e propria moneta nazionale, convertibile, né di un sistema bancario funzionante.  Dagli anni ‘90, la banca centrale somala non stampa denaro, anche se sono ancora in circolazione vecchi scellini del passato regime, spesso falsi. Un ulteriore elemento di confusione deriva dal fatto che, durante la guerra civile, ogni signore della guerra ha stampato una propria valuta.

 

Il governo del Somaliland, che ha proclamato l’indipendenza dal resto della Somalia, ha emanato una propria legge sugli investimenti e promosso una nuova politica per attrarre capitali stranieri, tra i quali quelli della propria diaspora. Tuttavia, il paese non è riconosciuto dalla comunità internazionale e gli accordi siglati con questo governo rischiano a loro volta di essere in futuro non riconosciuti.