Violazioni dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

I)          Libertà di scegliere il proprio governo


Nel maggio 2012, 135 anziani dei clan tradizionali si sono recati a Mogadiscio, in veste di delegati dell’assemblea nazionale costituente, per esprimersi sulla nuova costituzione provvisoria. La nomina degli anziani e la disegnazione da parte di questi ultimi dei parlamentariè stata criticata in quanto probabilmente influenzata da tangenti e intimidazioni. Tuttavia, in generale, i parlamentari sono stati riconosciuti come ampiamente rappresentativi delle loro comunità. Nell’agosto 2012, l’assemblea nazionale costituente ha approvato la nuova costituzione federale provvisoria e il mese seguente è stato inaugurato parlamento federale. Nel settembre 2012, alla presenza di osservatori internazionali, il parlamento ha eletto Hassan Sheikh Mohamud presidente. A seguito della sfiducia al primo ministro in carica Abdi Farah Shirdon, il 21 dicembre il parlamento somalo ha votato come nuovo primo ministro Abdiweli Sheikh Ahmed.

 

II)         Libertà di riunione e di associazione

 

Sebbene la costituzione provvisoria garantisca  la libertà di riunione, lo stato di insicurezza del paese ha limitato fortemente il rispetto di tale diritto. Le autorità del Somaliland e del Puntland hanno ucciso alcuni manifestanti durante dimostrazioni pubbliche.  Il ministro federale degli interni ha continuato a pretendere di approvare direttamente qualsiasi riunione pubblica, giustificando la richiesta con i rischi di sicurezza dovuti alle attività di al Shabaab. Alcuni hanno visto in tali misure la volontà del governo somalo di limitare la manifestazione del dissenso politico.

 

La costituzione provvisoria garantisce anche la libertà di associazione, ma questa viene fortemente limitata dalle autorità del Somaliland e del Puntland. Inoltre, nelle regioni centrali e meridionali del paese continuano a non esistere partiti politici ufficiali né meccanismi ufficiale di registrazione dei partiti. Molte associazioni politiche, tuttavia, si sono autoproclamate partiti politici.

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)          Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza

 

Il governo somalo, appoggiato da forze internazionali, provenienti principalmente da Kenya, Uganda e Etiopia, continua a cercare di estendere il territorio sotto il suo controllo, nelle aree centrali e meridionali del paese, controllate dalle milizie di al Shabaab. Le parti in conflitto sono protagoniste di numerosi gravi abusi ai danni della popolazione, tra i quali attacchi indiscriminati, violenze sessuali,  arresti e imprigionamenti arbitrari. Il gruppo jihadista al Shabaab, ancora in controllo di una larga parte del paese, ha condotto una serie di azioni armate contro importanti edifici pubblici di Mogadiscio, tra cui il parlamento federale, la corte suprema, un famoso ristorante,  la sede dei servizi segreti e delle Nazioni Unite, uccidendo parecchi civili. Malgrado le promesse, il governo continua a fare poco per migliorare la situazione dei diritti umani nel paese.

 

Nelle aree controllate dal governo sono in aumento gli omicidi mirati di “anziani” coinvolti attivamente in politica, rappresentanti dello stato e giornalisti. Per quanto i responsabili non siano spesso identificati, si sospetta che si tratti di membri di al Shabaab.   

 

Militanti di al Shabaab effettuano attacchi contro la popolazione civile, utilizzando  ordigni improvvisati, granate e azioni suicide, soprattutto a Mogadiscio. Ad esempio, il 14 aprile 2013, il gruppo ha attaccato l’edificio della corte suprema, uccidendo almeno trenta persone, tra cui un giudice e tre avvocati.

 

Il 26 aprile 2013,  il vice procuratore della repubblica, Ahmad Shaykh Nur Maalin, è stato assassinato a Mogadiscio. Il 19 giugno 2013, quindici persone sono morte nell’attentato contro la sede delle Nazioni Unite.

 

Tra luglio e agosto dello stesso anno, la giustizia militare ha condannato a morte e giustiziato almeno sei persone,  tra cui due civili sospettati di fare parte di al Shabaab, e quattro militari, in seguito a processi che hanno sollevato seri dubbi sulla loro regolarità.

 

Nel settembre 2013, almeno quindici persone sono rimaste uccise nel corso di dell’attacco al “Village”, un ristorante molto popolare tra i politici e i giornalisti della capitale.

 

Durante la preparazione delle elezioni comunali nella regione semi-autonoma del Puntland, che sono state in seguito rinviate, un giornalista e due attivisti per i diritti umani locali sono stati assassinati. Il tribunale militare del Puntland ha comminato diverse pene capitali.

 

Nel marzo 2014, uomini armati non identificati, ma probabilmente appartenenti ad al Shabaab, hanno assassinato otto membri di una delegazione dello stato di Shabelle,  vicino a Burhakaba, nella regione del Bay.

 

Il 24 maggio 2014, un attentato contro il parlamento federale a Mogadiscio, nel quale sono morte dieci persone, ha portato alle dimissioni del ministro alla sicurezza.  Il 5 luglio 2014, un altro attacco suicida all’ingresso del parlamento ha causato la morte di altre cinque persone.

 

Nelle aree controllate dal gruppo jihadista al Shabaab, l’accesso alle informazioni risulta fortemente limitato, tuttavia fonti credibili indicano che al Shabaab stia compiendo uccisioni mirate, decapitazioni e esecuzioni di individui accusati di spionaggio. In queste zone, il gruppo islamico continua a reclutare in modo forzoso minorenni e adulti, ad amministrare la giustizia in modo arbitrario e a limitare i diritti più elementari della popolazione.

 

Le donne, specialmente se sfollate dalle aree di conflitto, sono vittime di elevati livelli di violenza  sessuale in tutto il paese, sia da parte delle truppe governative sia da parte di membri della milizia, che agiscono in un contesto di impunità. Nel gennaio 2013, una donna sfollata, che aveva denunciato uno stupro da parte di soldati governativi, è stata denunciata e perseguita, insieme al giornalista che ne ha raccontato la storia, in un processo sottoposto a forti influenze politiche. Le forze di sicurezza minacciano le persone che denunciano violenze sessuali o che forniscono assistenza alle vittime. Anche gli abusi sessuali da parte del personale dell’AMISOM, la missione dell’Unione Africana in Somalia, risultano in aumento. Nel marzo del 2013, una risoluzione del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha chiesto all’AMISOM di adottare misure per prevenire gli abusi sessuali sulla popolazione civile.

 

Nell’agosto 2013, una donna ha denunciato di essere stata rapita e violentata da soldati dell’AMISOM. Il governo somalo ha istituito un gruppo congiunto con l’AMISOM per investigare sul caso.  Tuttavia, l’AMISOM ha respinto le accuse e, durante le indagini, la vittima e i testimoni hanno subito intimidazioni dagli agenti segreti del governo somalo.

 

II)         Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

Il sistema giudiziario civile ha continuato a rimanere in larga parte non funzionate nelle regioni centrali e meridionali del paese. Alcune regioni hanno creato propri tribunali locali dipendenti dai clan e/o fazioni dominanti a livello locale. Il potere giudiziario nella maggior parte delle aree si basa su una combinazione di leggi tradizionali, sharia e leggi formali. Per ragioni di sicurezza, i tribunali civili spesso hanno timore a pronunciarsi, lasciando a quelli militari il compito di giudicare la maggioranza dei casi civili.

 

La costituzione federale provvisoria stabilisce che gli individui arrestati debbano essere condotti davanti alle autorità giudiziarie entro quarantotto ore. L’arresto deve avvenire dietro apposito mandato emesso da funzionari autorizzati e basato su indizi sufficienti. Il motivo dell’ arresto deve essere comunicato tempestivamente e deve essere garantito un rapido accesso ad un avvocato e alle famiglie. Questa serie di disposizioni è, però, raramente applicata,  e le autorità continuano a non fornire alcun sostegno legale alle persone indigenti.

 

Nelle aree sotto il controllo di al Shabaab, migliaia di detenuti sono incarcerati per reati minori, o semplicemente per avere fumato, ascoltato musica, giocato a calcio assistito a una partita o per non aver indossato il velo.

 

III)        Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Nelle aree controllate dal governo federale, in molte prigioni, le condizioni dei detenuti sono estremamente difficili. Tra i problemi principali vi sono le cattive condizioni igieniche, la ristrettezza degli spazi, l’inadeguata illuminazione delle celle e l’insufficienza delle forniture di acqua, cibo e assistenza medica. Malattie come la polmonite e la tubercolosi risultano endemiche. I detenuti, per sopravvivere, devono ricorrere al supporto economico del proprio clan o dei propri parenti o al sostegno di associazioni di assistenza.


IV)        Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

La corruzione è estremamente diffusa ad ogni livello dell’apparato statale, anche grazie a un contesto di impunità e all’assenza di politiche governative finalizzate a contrastarla.

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

La Somalia rimane  uno dei paesi più pericolosi al mondo dove svolgere attività giornalistica. Ben sei giornalisti e operatori dell’informazione sono stati assassinati nel 2013 e nel primo semestre del 2014, cinque dei quali nella capitale Mogadiscio. Altri giornalisti hanno subito aggressioni. I responsabili di questi atti rimangono prevalentemente impuniti. Una persona è stata condannata a morte per l’omicidio di un giornalista avvenuto nel 2012, in seguito a un processo che non ha rispettato gli standard minimi di correttezza riconosciuti a livello internazionale.

 

Nel contesto del conflitto con il gruppo al Shabaab, nel corso del 2014,  i servizi segreti somali (NISA) hanno chiuso, perlopiù temporaneamente, diversi mezzi d’informazione e arrestato e detenuto per brevi periodi vari giornalisti.

 

Il 6 settembre, il NISA ha arrestato Mohamed Bashir Hashi, un giornalista di Radio Shabelle, per motivi sconosciuti probabilmente legati alla chiusura delle stazioni Radio Shabelle e Sky FM, chiuse il 15 agosto precedente. Tre giornalisti di questi due mezzi di informazione risultano detenuti da allora e sarebbero stati torturati.

 

Nel Puntland, le autorità locali hanno chiuso temporaneamente alcuni mezzi di informazione, come ad esempio le stazioni radiofoniche Radio Daljir, One Nation , Codka Nabada e il quotidiano  Daily Hubaal, e proibiscono la ritrasmissione di alcuni programmi internazionali. I tribunali locali emettono frequenti sentenze di condanna per diffamazione contro i giornalisti locali.  

 

Anche nel territorio secessionista del Somaliland, nel nord est della Somalia, le autorità continuano a vessare i mezzi di informazione. Nell’aprile 2014, le autorità hanno chiuso arbitrariamente il quotidiano indipendente Haatuf, arrestando e condannando a tre anni di reclusione il proprietario e il direttore editoriale per diffusione di false informazioni e diffamazione del governo.  I due sono stati però in seguito rilasciati, grazie a una grazia presidenziale sopravvenuta nel luglio 2014. Alla fine di luglio 2014, Reporters Sans Frontières riferiva dell’arresto arbitrario di Ahmed Adan Robleh, direttore editoriale di Baligubadle Online Media, e di Mohamed Aabi, direttore della stazione televisiva Universal. I due giornalisti, anch’essi accusati di diffondere false informazioni sulla salute del presidente Ahmed Mohamed Mohamoud Silanyo, sono stati rilasciati dalle autorità pochi giorni dopo, su cauzione. Il loro processo sarebbe ancora in corso.