Rischio espropri e protezione degli investimenti

Sebbene nel recente passato del Sudafrica non si sono registrati espropri o nazionalizzazioni di patrimoni produttivi, o misure equivalenti, nel paese c'è attualmente una forte spinta politica verso le nazionalizzazioni di alcuni settori strategici dell'economia, tra i quali quelli minerario e bancario.

 

La decisione da parte del governo di porre fine ai trattati bilaterali internazionali sugli investimenti (BIT) e i processi, attualmente in atto, di revisione delle normative sulle espropriazioni di beni privati, in modo da renderle più semplici e meno onerose per lo stato, fanno temere un possibile cambiamento della politica in materia di nazionalizzazioni e un conseguente  aumento dei rischi di investimento nel paese.

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Attualmente, le espropriazioni di proprietà private da parte dello stato sono regolate dall'Expropriation Act del 1975 e dall'Expropriation Act Amendment del 1992, che conferiscono al governo il potere di espropriare proprietà private per ragioni di necessità o utilità pubblica. In base a queste leggi, la decisione di esproprio è amministrativa e gli indennizzi alle parti colpite devono essere stabiliti al giusto prezzo di mercato e determinati liberamente tra il venditore e l'acquirente, o da un tribunale, in caso di mancato accordo.

 

Il governo sudafricano sta, però, mettendo a punto il Promotion and Protection of Investment Bill, un progetto di legge il cui iter parlamentare è iniziato nel 2010 ed è ormai quasi giunto al suo termine. Nonostante il titolo rassicurante, se approvata dal parlamento, questa legge potrebbe costituire un radicale cambiamento nelle modalità  di espropriazione di proprietà private da parte dello stato. Dopo la sua entrata in vigore, lo stato avrà il diritto di espropriare qualsiasi terreno o investimento produttivo e pagarlo meno del suo prezzo di mercato, senza alcuna clausola relativa alle perdite causate dall'esproprio. Tali norme metterebbero i soggetti che subiscono l'esproprio alla completa mercé del governo.  Secondo una clausola di questa legge, inoltre, lo stato potrebbe anche installare una miniera di carbone o un pozzo di petrolio in qualsiasi lotto di terreno privato senza ufficialmente acquisirne la proprietà, ma agendo solo come “custode” del bene, per il benessere della collettività.

 

Secondo alcuni esperti, questa clausola sarebbe stata espressamente ideata per dare allo stato la possibilità di acquisire proprietà senza pagare alcuna compensazione ai soggetti espropriati. La nuova legge sugli investimenti verrebbe applicata sia agli investitori stranieri sia a quelli nazionali e riguarderebbe i proprietari delle miniere diamantifere così come quelli di terreni destinati ad altro uso, e di altri beni produttivi.

 

Il paese risulta comunque ancora parte della Convention on the Recognition and Enforcement of Foreign Arbitral Awards (CREFAA)  e della Multilateral Investment Guarantee Agency (MIGA).

 

Il sistema giudiziario è indipendente dal potere esecutivo. Tuttavia, la risoluzione dei contenziosi commerciali nei tribunali locali può rivelarsi impegnativa in termini di tempo. Se i contenziosi riguardano questioni urgenti, i giudici possono prendere decisioni “ad interim” nel giro di pochi giorni, mentre per l’eventuale appello si possono dover attendere mesi o anni. Se il contenziosi riguarda una questione giuridica ed è urgente, può essere gestito come “domanda” o “mozione” e essere risolto entro alcuni mesi. Se, invece, si è in presenza di una disputa su fatti specifici, la questione viene sottoposta a processo, che può durare anche molti anni. Per questa ragione, oltre che per la maggiore confidenzialità, si stanno diffondendo i sistemi alternativi per la risoluzione dei contenziosi (arbitrato o negoziato).

 

Per quanto riguarda le rimesse all’estero, i cittadini o le imprese straniere possano trasferire capitali dentro e fuori dal Sudafrica. Le autorità locali devono essere però informate delle transazioni. Le filiali di multinazionali straniere sono considerate imprese sudafricane a tutti gli effetti e quindi, come tali, soggette ai controlli e alle approvazioni da parte della banca centrale sudafricana (SARB). Di regola, le imprese operanti in Sudafrica possono rimettere denaro a soggetti o entità non residenti, a titolo di pagamenti per il capitale investito, dividendi e utili alla società madre (purché sia provato che tali trasferimenti derivino da utili realizzati dalle attività commerciali e non finanziati tramite prestiti eccessivi ottenuti localmente), pagamenti degli interessi (purché il tasso sia ragionevole), pagamenti per l'uso di loghi o simili, pagamenti per l'uso del Know how, brevetti, design, marchi.  Prima di accettare o ripagare un prestito internazionale, le persone fisiche  e le imprese con sede in Sudafrica devono ottenere l'approvazione della SARB. La banca centrale deve anche approvare i pagamenti di diritti (royalties)  ai non residenti, quando nessuna manifattura locale è coinvolta. Il dipartimento per il commercio e l’industria (DTI) approva i pagamenti dei diritti  relativi ai brevetti per i processi industriali e i prodotti. Su presentazione della fattura, le imprese sudafricane possono anche pagare per i servizi di management e di altro tipo, purché questi non vengano calcolati come percentuale delle vendite, degli acquisti, o degli utili dell'impresa.