Violazioni dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)              Libertà di scegliere il proprio governo

 

Il 7 maggio 2014, si sono tenute le ultime elezioni legislative e provinciali, vinte nuovamente dall’African National Party (ANC), ma con una maggioranza più ridotta che in passato (dal 65,9 percento delle elezioni del 2009, al 62,1 percento).  L’ANC ha ottenuto 249 dei 400 seggi dell’assemblea nazionale, la camera bassa e più importante organo del parlamento sudafricano. Il principale partito dell’opposizione, la Democratic Alliance (DA) ha aumentato le preferenze dal 16,7 al 22,2 percento, conquistando 89 seggi (diciotto in più rispetto alle legislative del 2009), mentre l’Economic Freedom Fighters (EFF) un partito di nuova formazione, ha ottenuto il 6,35 percento dei voti,  e conquistato venticinque seggi. Il parlamento ha quindi confermato Jacob Zuma, leader dell’ANC quale presidente. L’ANC ha conquistato otto dei nove parlamenti regionali. Il DA ha aumentato la sua maggioranza nella provincia del Western Cape. 

 

Le elezioni sono state in generale libere e corrette, ma caratterizzate da violenze, specialmente nel Gauteng, KwaZulu-Natal e Limpopo. Il giorno delle votazioni, novantasette persone sono state arrestate in tutto il paese per avere causato violenze legate alle consultazioni elettorali. Perlopiù si è trattato di semplici intimidazioni, tuttavia non sono mancati alcuni omicidi e tentati omicidi. Un seggio ad Alexandra è stato temporaneamente chiuso a causa di un confronto tra sostenitori dell’EFF e dell’ANC, ma è stato comunque riaperto nel pomeriggio dello stesso giorno.   Un sostenitore dell’ANC , invece, è stato assassinato da sostenitori dell’Inkatha Freedom Party (IFF) vicino a un seggio elettorale. L’omicida è stato denunciato e il caso risulta ancora in corso. La commissione elettorale ha deciso di escludere i voti di un seggio a Tickeyline, vicino a Tzaneen nel Limpopo, in quanto la non poteva essere garantita la sicurezza delle operazioni di spoglio a causa di aggressioni contro gli scrutatori  alla chiusura delle votazioni. I risultati finali sono stati resi noti solo il 10 maggio.

 

Per quanto riguarda le violenze in occasione di manifestazioni e altri eventi pubblici, durante il periodo elettorale si sono registrati diversi gravi episodi. Nel gennaio 2014, il Johannesburg Metro Police Department (JMPD) ha inizialmente negato il permesso per una marcia  di protesta organizzata dal DA e programmata per il 12 febbraio,  davanti alla sede centrale dell’ANC,  per motivi di ordine pubblico. Il DA, appellatosi alla corte suprema, è riuscito a far annullare la decisione. Il JMPD ha accettato il verdetto,  stabilendo però un perimetro di sicurezza intorno alla sede dell’ANC. Durante la marcia, sostenitori dell’ANC hanno aggredito le forze di polizia con lanci di pietre e molotov.

 

Il 13 marzo 2014 è scoppiata una rivolta nella township di Bekkersdal, nel Gauteng, già teatro di violente proteste per la richiesta di maggiori servizi nel 2013. I residenti sono usciti in strada per protestare contro una campagna elettorale programmata dall’ANC nell’area, bruciando gomme e lanciando pietre all’indirizzo dei funzionari dell’ANC e della polizia. La polizia ha risposto sparando proiettili di gomma.

 

Nell’aprile 2014, in un attentato attuato con lancio di bombe molotov, sono stati dati alle fiamme un gazebo, un palco, un sistema audio e  delle sedie preparate per un raduno dell’EFF a Thokoza. Il portavoce dell’EFF, Mbuyiseni Mdlozi ha denunciato probabili responsabilità da parte di membri dell’ANC.

 

Sempre nell’aprile 2014, il DA ha accusato l’ANC di usare risorse pubbliche a fini elettorali dopo che la South African Social Security Agency (SASSA) è stata vista distribuire lenzuola e articoli per l’igiene personale in un raduno a Parys. L’ANC ha respinto le accuse negando di essere a conoscenza della presenza della SASSA al raduno.

 

A prescindere dalle elezioni del maggio 2014, anche nel 2013, il paese non è rimasto esente da occasionali violenze politiche. Ad esempio, nell’agosto 2013, il presidente della Sezione dell’ANC di Ulundi, Makhosonke Msibi, è stato assassinato nella sua abitazione. Msibi era appena tornado da un raduno politico a Nongoma, dove l’ANC aveva dato il benvenuto ad alcuni membri fuoriusciti dell’ Inkatha Freedom Party (IFP), uno dei principali partiti di opposizione. Un attivista dell’IFP, sospettato dell’omicidio, è stato arrestato, e il caso risulta tutt’ora oggetto d’inchiesta da parte delle forze di polizia. 

 

II)         Libertà di riunione e di associazione

 

Le leggi sudafricane garantiscono la libertà di associazione e il governo, in generale, rispetta questo diritto. Sebbene la costituzione e le leggi sanciscano anche la libertà di riunione, la polizia continua a disperdere in modo violento numerose manifestazioni, causando morti e feriti.   Nel disperdere i dimostranti, la polizia fa regolarmente uso di manganelli, cannoni ad acqua, lacrimogeni, proiettili di gomma, granate stordenti e normali colpi di arma da fuoco sparati come avvertimento. In tutto il paese, ogni anno si susseguono migliaia di dimostrazioni e proteste sociali, molte delle quali illegali e violente, nel Gauteng, North West, Western Cape, Mpumalanga e KwaZulu-Natal.  Durante queste proteste i manifestanti spesso lanciano pietre, bloccano le strade e danno fuco a pneumatici.

 

Anche gli scioperi possono essere molto violenti. Ad esempio, durante gli scioperi dell’agosto 2012 nelle miniere di Marikana sono rimaste uccise 44 persone, tra i quali 34 minatori, mentre molte altre sono state ferite e arrestate. L’inchiesta sulle morti è stata ostacolata da ritardi nella commissione creata appositamente. Il governo ha chiesto alla commissione d’inchiesta di concludere le indagini entro quattro mesi, ma il  suo lavoro è stato rallentato dalla perdita di documenti fondamentali, comprese prove video, dalla morte di testimoni e dalla continua battaglia legale sul finanziamento dei rappresentanti legali alle famiglie dei minatori arrestati, feriti e uccisi. La commissione si è aggiornata a maggio e si è re-incontrata in luglio 2013, tuttavia, i legali rappresentanti le famiglie dei minatori hanno chiesto un ulteriore rinvio avendo chiesto al governo di coprire le spese legali. L’ufficio della presidenza e il ministero della giustizia si sono opposti alla richiesta di finanziamento delle spese legali delle famiglie dei minatori e gli avvocati hanno portato il caso alla corte suprema del North Gauteng. Nel luglio 2013, la corte ha respinto la richiesta.  Nel novembre 2014, l’avvocato che rappresenta le vittime ha chiesto alla commissione di denunciare i responsabili del massacro al tribunale penale internazionale per crimini contro l’umanità.

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza


Sebbene non si registrino casi di violenza motivata da ragioni politiche da parte delle forze di sicurezza sudafricane, queste si rendono però responsabile di casi di tortura, stupro e altri abusi contro persone sospettati di avere commesso reati comuni. Amnesty International ha documentato diversi casi di tortura nelle fasi di ricerca, durante gli arresti, gli interrogatori e la detenzione dei sospetti.

 

Le torture avvengono normalmente mediante l’uso di elettroshock, manganelli, pugni e calci, e talvolta causano la morte delle vittime.  Nel periodo 2013-2014, l’Independent Police Investigative Directorate (IPID) ha rilevato 5.745 denunce di aggressioni e torture da parte delle forze di polizia (in diminuzione rispetto ai 6.728 del periodo precedente). Le denunce di stupri commessi da agenti di polizia sono scesi da 146 a 121. Questo problema rimane comunque  grave. Il 5 maggio 2013, ad esempio, la polizia ha arrestato un funzionario della stazione di polizia di Mamelodi East per lo stupro di una ragazzina di  tredici anni avvenuto il 28 aprile dello stesso anno.  Lo stesso era stato già denunciato anche dello stupro di una bambina di otto anni e di una ragazzina di dodici anni avvenuti rispettivamente nel 2008 e 2009, ma avendo ottenuto il rilascio su cauzione, aveva mantenuto il suo posto nel corpo di polizia. Per questo terzo episodio, al funzionario è stato infine negata la scarcerazione dietro cauzione.

 

II)            Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

Per legge, a parte il caso di arresto in flagranza di reato, gli arresti possono avere luogo solo in presenza di appositi mandati emessi da un giudice o un magistrato inquirente. Le persone arrestate devono essere rapidamente informate del motivo della detenzione, del diritto a rimanere in silenzio e delle conseguenze dell’esercizio di tale diritto. Le persone fermate devono anche essere formalmente accusate entro quarantotto ore e detenute in condizioni dignitose, con la possibilità di consultarsi con un avvocato, comunicare con i propri famigliari e accedere a personale medico e religioso. Le autorità non sempre rispettano però questi diritti. Ogni anno, ad esempio, vengono denunciati decine di migliaia di casi di mancato accesso all’assistenza legale. 


Inoltre, sebbene esista la possibilità di ottenere un rilascio temporaneo su cauzione, spesso la cauzione è fissata a livelli eccessivamente onerosi per i detenuti in attesa di giudizio, privandoli di fatto di tale diritto.  Complessivamente, sarebbero oltre 48.000 i detenuti in attesa di giudizio presenti negli istituti penitenziari del paese, 3.500 dei quali in attesa da oltre due anni. Il tempo di attesa medio è però di circa tre mesi.


La costituzione e le altre leggi del paese sanciscono l'indipendenza del potere giudiziario e il governo, in generale, rispetta questo principio. Tuttavia, il potere giudiziario è minato da una carenza interna di risorse umane e finanziarie. In alcuni casi,  importanti documenti processuali sono  andati perduti, e la corruzione all'interno della magistratura continua a costituire un problema.


Secondo il gruppo di lavoro sulla giustizia penale, organo costituito con mandato presidenziale e composto da ministri e viceministri, più del cinquanta percento degli oltre due milioni di reati  commessi e denunciati nel paese ogni anno non vengono risolti. Associazioni locali che si occupano di giustizia stimano che solo in poco più del dieci percento dei casi denunciati si giunge a una sentenza di condanna. A questa scarsa performance contribuirebbero l’inadeguata raccolta di prove, l’insufficienza delle indagini,  la lunghezza dei processi e l’inefficienza delle procedure interne della magistratura. Le autorità gestiscono sessantatré centri per la giustizia che forniscono assistenza legale ai poveri, con l’obiettivo di rendere più veloci i processi e ridurre il carico di lavoro dei tribunali e il sovraffollamento delle carceri. Tuttavia, la lentezza dei processi continua a rimanere un problema. Nei processi, gli imputati possono godere della presunzione di innocenza.


La legge stabilisce che gli imputati possano accedere a un servizio di traduzione nelle undici lingue parlate nel paese. Tuttavia, questo servizio dipende dalla disponibilità e dal costo di un interprete. Un limitato accesso agli interpreti, in alcuni casi ha creato ritardi nei processi.  Gli imputati e i detenuti hanno diritto all'assistenza legale pubblica quando “una sostanziale ingiustizia potrebbe altrimenti avere luogo”. Tuttavia, questo diritto resta spesso inapplicato a causa della mancanza di conoscenza degli imputati e dell'incapacità del governo di finanziare il servizio.

 

III)           Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Molte delle 242 prigioni del Sudafrica non sono all'altezza degli standard internazionali e neppure degli standard minimi fissati  dalle leggi dal paese. I detenuti vivono in condizioni di sovraffollamento, con servizi medici carenti, e subiscono torture da parte delle guardie carcerarie. Il Judicial Inspectorate of Correctional Services (JICS), l'ente che gestisce le prigioni del paese, ha ricevuto  3.370 denunce di aggressioni da parte delle guardie carcerarie, nel periodo 2012-13.

 

Secondo il rapporto annuale 2012-13 del Department of Correctional Services (DCS), le prigioni del Sudafrica avevano una capacità massima di 119.890 posti e ospitavano oltre 150,609 detenuti, meno di un terzo dei quali in attesa di giudizio. In alcune prigioni, il sovraffollamento e le cattive condizioni di detenzione contribuiscono al diffondersi di gravi malattie, in particolare, la tubercolosi e l'HIV.  Le prigioni forniscono direttamente terapie antiretrovirali e circa il sessantacinque percento della popolazione infetta riceve tali terapie. Nelle aree dove non esistono dispense di antiretrovirali, i detenuti sono condotti negli ospedali locali per le cure. Le autorità promuovono all'interno delle strutture anche programmi d’informazione sull'HIV e di distribuzione di profilattici. Ai detenuti viene fornita acqua potabile, ma il servizio risulta talvolta inadeguato, a causa di problemi con le tubature.

Secondo lo stesso rapporto, si trovavano nelle prigioni del paese 398 minorenni, 148 dei quali in attesa di giudizio. I minorenni sono a volte tenuti insieme agli adulti, e i detenuti in attesa di giudizio sono a volte tenuti insieme a quelli condannati. Nel periodo 2012-13, negli istituti penitenziari del paese si sono registrati 709 decessi, in diminuzione rispetto agli 852 indicati l'anno precedente.  Di questi, 652 sono stati dovuti a cause naturali, mentre cinquantasette a suicidi, aggressioni o incidenti: un dato in aumento rispetto all'anno precedente, in cui erano stati quarantotto. 

 

Avvocati che si occupano di difesa dei diritti umani per associazioni locali riferiscono che gli immigrati rinchiusi nel centro di rimpatrio di Lidela, il centro di detenzione per immigrati irregolari più grande del paese, sono oggetto di abusi, fisici e verbali, atti di corruzione e richieste di tangenti. Questi detenuti hanno a disposizione cibo insufficiente, non dispongono libri, giornali o materiali per scrivere, servizi ricreativi o telefoni. I servizi medici  nella struttura risultano scarsi. Gli immigrati irregolari sono rinchiusi a tempo indeterminato e senza una valutazione giudiziale del caso.

 

IV)           Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

La legge stabilisce condanne penali per la corruzione dei funzionari pubblici e il governo, continua i suoi sforzi per contrastare questo fenomeno, a ogni livello.  Tuttavia,  la cattiva gestione finanziaria e la corruzione, soprattutto a livello locale, seguitano a minare i progressi sociali nel paese.

 

I casi giudiziari di corruzioni eclatanti non mancano. Ad esempio, nel settembre 2013, l’alta corte del Gauteng Settentrionale ha rinnovato le accuse di corruzione contro Richard Mdluli, il capo della Crime Intelligence Division delle forze di polizia del Sudafrica,  accusato di avere utilizzato fondi pubblici per pagare la sua automobile personale e per avere assunto fittiziamente suoi parenti e la sua fidanzata come agenti sotto copertura al fine di fare avere loro compensi economici. Mdluli ha fatto appello contro questa decisone e, nel settembre 2014, il caso risultava ancora in corso.

 

Nel luglio 2013, Dina Pule, ex ministro della comunicazione, è stata rimossa dalla carica per non avere dichiarato un conflitto di interessi nei confronti del fidanzato, Phosane Mngqibisa, al quale avrebbe concesso  numerosi  contratti e risorse governative attraverso la fiera internazionale delle comunicazioni e della tecnologia. La Pule ha comunque mantenuto il suo seggio al parlamento nazionale.

 

La corruzione è presente anche nel sistema penitenziario.  Secondo il rapporto 2012-2013 del Judicial Inspectorate for Correctional Service, ci sarebbero state durante l’anno di riferimento 1.460 denunce per corruzione di personale carcerario.

 

Tra i principali organi dello stato che operano nel contrasto alla corruzione, oltre all’unità speciale di investigazione della polizia e all’ufficio del controllore dei conti generale, vi è l’Office of the Public Protector. Questo ufficio collabora con la società civile e svolge indagini sugli abusi e la cattiva amministrazione  da parte dello stato, operando anche come ultima risorsa per i cittadini che denunciano trattamenti ingiusti da parte dello stato. Malgrado sia penalizzato da una carenza di fondi, questo organo promuove annualmente migliaia di inchieste, tra le quali molte di alto profilo, che hanno anche coinvolto il presidente Zuma. E’ considerato efficace e indipendente.

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

La costituzione e le altre leggi del paese stabiliscono la libertà di espressione e di stampa e il governo rispetta questi diritti. Sebbene, in generale, i giornalisti siano in grado di esprimere critiche contro il governo senza timore di ritorsioni, alcuni di loro accusano il governo di cercare di controllare i mezzi di informazione.

 

La controversa legge sulla protezione delle informazioni pubbliche (detta anche “legge sulla segretezza”), introdotta nel 2010, continua a costituire il principale pericolo per le libertà di espressione e informazione e le regole di trasparenza democratica. La legge è stata contestata per incompatibilità con la costituzione e le convenzioni internazionali sui diritti umani di cui il Sudafrica è parte. Nell’aprile 2013, l’assemblea nazionale ha adottato una versione modificata della legge, ma alcuni suoi importanti e controversi aspetti non sono stati risolti. Ad esempio, in base a questa legge,  gli informatori e i giornalisti responsabili di divulgare casi di corruzione, cattiva amministrazione e dolo, possono essere arrestati, anche se agiscono per il bene dell’interesse pubblico. Dopo un travagliato iter parlamentare, un nuovo testo di legge è stato alla fine approvato, ma il 10  settembre 2013, il presidente Jacob Zuma si è rifiutato di firmarlo, rimandandolo nuovamente al parlamento. Il 10 novembre l’assemblea nazionale ha approvato un testo emendato della legge, inviandola nuovamente a Zuma. Tuttavia, al settembre 2014, il presidente non aveva ancora provveduto alla sua ratifica. Il  South African National Editors’ Forum ha richiesto al presidente di sottoporre la legge all’approvazione della corte costituzionale, prima di procedere alla sua firma.

 

Il 3 maggio 2013, il presidente Zuma ha ritirato tutte le quattordici denunce fatte tra il 2006 e il 2010 contro il famoso vignettista satirico Jonathan Shapiro “Zapiro”  e vari mezzi di informazione. Gli avvocati difensori dei mezzi d’informazione coinvolti avevano accusato il presidente Zuma di volere, tramite le sue denunce, minare la libertà di espressione nel paese.

 

Nel marzo 2014, durante la rivolta nella township di Bekkersdal, nel Gauteng, contro la campagna elettorale dell’ANC, Alaister Russell, un fotografo del The Citizen, ha ripreso un agente di polizia sparare proiettili di gomma a bruciapelo contro residenti disarmati. La foto è stata usata dal DA, il principale partito di opposizione, per la produzione di uno spot televisivo elettorale dal titolo "ANC Ayisafani" (l’ANC non è la stessa cosa). Di fronte al divieto della SABC, la radio televisione pubblica, di continuare a mandare in onda lo spot, il DA ha accusato la rete di censura e denunciato il caso all’Independent Communications Authority of South Africa (ICASA). L’11 aprile 2014, l’ICASA ordinava la rimozione della foto dalla pubblicità televisiva del DA.

 

Il 22 aprile 2014, anche l’EFF ha denunciato all’ICASA la messa al bando, da parte della SABC, di uno spot elettorale dal titolo "adesso è l’ora della libertà economica" che avrebbe dovuto essere trasmesso tra il 20 e il 22 aprile 2014. Il 26 aprile 2014, l’ICASA ha dato però ragione alla SABC, giustificando la decisione con il fatto che le parole utilizzate nello spot relative alla distruzione dei sistemi di pedaggio elettronici delle autostrade potevano incitare alla violenza e quindi contravvenire i regolamenti elettorali dell’ICASA. Lo spot dell’EFF inoltre sottolineava la brutalità della polizia, utilizzando interviste e fotografie del massacro di Marikana e la stessa fotografia utilizzata dal DA della protesta del marzo 2014  di Bekkersdal.