Violazioni dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)          Libertà di scegliere il proprio governo

 

La gestione politica del paese avviene predominantemente attraverso i capi comunitari, custodi delle leggi e dei costumi tradizionali, che rendono conto del loro operato direttamente al re e sono responsabili della gestione delle loro comunità e del rispetto delle leggi  e del mantenimento dell’ordine. Sebbene il ruolo di capo comunitario sia ereditario e regolato dalle leggi e dai costumi dello Swaziland, la costituzione riconosce al re il potere di nominare qualsiasi persona a capo di qualunque area del paese. Il governo dello Swaziland è composto da molti membri della famiglia reale o da personalità vicine ad essa. Il re Mswati III ha anche il ruolo di comandante in capo dell’Umbutfo Swaziland Defense Force (USDF), di Ministro della difesa e di Comandante dei servizi penitenziari del paese (His Majesty's Correctional Services, HMCS). Il primo ministro è, invece, responsabile del Royal Swaziland Police Service (RSPS), le forze di polizia locali.

 

Nel settembre 2013 hanno avuto luogo le ultime lezioni legislative, considerate pacifiche e ben gestite. Tuttavia, secondo gli osservatori internazionali, queste non hanno soddisfatto i più basilari standard internazionali. I partiti politici non sono riusciti ad ottenere la registrazione o a promuovere i loro candidati. Sebbene le schede elettorali siano state fatte compilare in segreto, i votanti erano rintracciabili da un numero di registrazione e alcune urne non erano adeguatamente protette. Ci sono state accuse di tangenti e i cittadini sono stati informati che se non avessero votato avrebbero cessato di ricevere servizi dal governo.

 

II)         Libertà di riunione e di associazione

 

La costituzione riconosce la libertà di associazione, ma non definisce le modalità con cui i partiti politici possono operare. Per esempio, non ci sono meccanismi legali tramite i quali questi possono ufficialmente partecipare o contestare le elezioni. La costituzione sancisce anche che i candidati alle legislative devono competere sulla base di meriti individuali, bloccando così la competizione basata sull’affiliazione a partiti politici.

 

Sebbene la costituzione sancisca il diritto di riunione, il governo nella pratica lo limita notevolmente. La legge richiede che incontri, marce e dimostrazioni svolti in luoghi pubblici possano svolgersi  solo con il permesso delle forze di polizia e del comune. Le autorità tentano regolarmente di impedire incontri e manifestazioni, negando permessi o denunciando gli organizzatori.

 

Nel caso di manifestazioni sindacali, in numerose occasioni, il tribunale del lavoro ha comunque riconosciuto il diritto di riunione e permesso lo svolgimento di  manifestazioni. Quando queste hanno luogo, la polizia viene dispiegata in forze, tanto che in alcune occasioni il numero dei poliziotti supera quello dei dimostranti.

 

Il governo porta avanti una politica apertamente anti-partitica e anti sindacale, anche molestando e imprigionato membri dell’opposizione politica e sorvegliando i rappresentanti sindacali e i gruppi politici.

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza

 

Mentre la condotta della Royal Swaziland Police Service (RSPS) è in generale professionale, alcuni dei suoi membri si rendono responsabili di violenze o sono oggetto di pressioni politiche e corruzione.  Poche sono state inchieste aperte sui loro presunti abusi. Non esiste comunque un ente indipendente per l’investigazione delle violazioni commesse dalla polizia e i rapporti interni su reclami e questioni disciplinari non vengono divulgati al pubblico.

 

Ogni anno, i membri della RSPS commettono decine di casi di uso illegittimo di armi da fuoco, che in sporadici casi  causerebbe la morte di persone.  Ai membri della RSPS è fatta proibizione di praticare torture e altri trattamenti degradanti nei confronti dei detenuti. Tuttavia, in alcuni casi la polizia fa ricorso a un eccessivo uso della forza e questo avrebbe causato la morte di almeno una persona.

 

Sebbene la legge lo proibisca, la polizia effettua numerosi arresti e incarcerazioni ingiustificate, principalmente con lo scopo di prevenire la partecipazione di rappresentanti della società civile a manifestazioni di contestazione pubbliche.  Ad esempio, il 18 marzo 2013 la polizia ha imprigionato quattro membri di Luvasti, un’associazione operante nel campo dei diritti dei giovani, per interrogarli sulle loro attività politiche. Secondo i resoconti della stampa locale, la polizia durante l’interrogatorio di due di loro ha utilizzato sacchi di plastica simulando il soffocamento per estorcere loro informazioni. Tutti i quattro membri dell’associazione sono stati successivamente rilasciati senza accuse. Non risulta, comunque, che vi siano prigionieri politici detenuti per lunghi periodi senza processo.

 

II)            Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

La legge stabilisce che gli arresti vengano effettuati dietro un apposito mandato, fatta eccezione per i casi di flagranza di reato. Le autorità devono denunciare ufficialmente i detenuti entro quarantotto ore dal loro arresto o procedere al loro rilascio, tranne che nelle aree rurali, dove vige la regola che i sospetti vengano portate al cospetto di un magistrato non appena questo sia disponibile. Tuttavia, le autorità di polizia non sempre agiscono in conformità con tali disposizioni.

 

In generale, ai detenuti è permesso di consultarsi con i propri avvocati in modo tempestivo.  Un avvocato d’ufficio è fornito a spese dello stato ai detenuti indigenti, per i reati più gravi, che comportano la pena di morte o il carcere a vita. Nello Swaziland esiste un sistema di libertà temporanea su cauzione per i detenuti in attesa di giudizio, tranne per quelli accusati di gravi reati, quali l’omicidio o lo stupro. Nei casi di persecuzione motivate da ragioni politiche, la cauzione per il rilascio temporaneo è spesso fissata a livelli esageratamente alti.

 

III)           Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Le condizioni di detenzione sono inadeguate, e il sovraffollamento delle strutture carcerarie espone i detenuti al rischio di contagio di malattie infettive, come la tubercolosi, l’HIV e l’epatite.  Nelle prigioni si sono registrati casi di violenza sessuale e stupro.

 

Nelle stazioni di polizia, donne e uomini sono obbligati a condividere gli stessi locali, a causa della mancanza di spazio. Negli istituti penitenziari, i detenuti in attesa di giudizio e quelli già condannanti sono tenuti separati.  I detenuti minorenni sono tenuti separati da quelli adulti e gli uomini dalle donne.

 

Sebbene negli istituti penitenziari venga fornita acqua potabile e cibo ai detenuti già condannati, quelli in attesa di giudizio dipendono dagli aiuti alimentari di famigliari e amici. La qualità delle strutture è invece variabile, alcune continuano a essere vecchie e fatiscenti, mentre altre nuove e ben tenute.

 

Le autorità forniscono programmi di istruzione per i giovani detenuti, mentre i detenuti adulti ricevono formazione in tecniche agricole, allevamento, lavori edili, lavori elettrici, idraulica, sartoria, saldatura, tappezzeria e altri mestieri. Ai prigionieri vengono concessi contatti con i loro famigliari e avvocati, ma alle associazioni per i diritti umani è permesso solo un monitoraggio molto limitato delle prigioni. 

 

IV)           Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

Le leggi stabiliscono condanne penali per gli atti di corruzione da parte dei rappresentanti dello stato, ma il governo non le applica efficacemente e i rappresentanti dello stato, a volte, si rendono responsabili di atti di corruzione, favoriti da un contesto di impunità. Nel paese, c’è una diffusa percezione della presenza di corruzione nei poteri esecutivo e legislativo, e del fatto che si faccia poco per combatterla.

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

La costituzione sancisce il diritto alla libertà di parola e di stampa, ma il re li può negare a sua discrezione. Nella pratica, il governo limita tali diritti. Sebbene non vi siano leggi che proibiscano di criticare la monarchia, il governo minaccia di chiusura i mezzi d’informazione che lo fanno, e commina severe sanzioni contro giornalisti critici verso le istituzioni pubbliche del paese.

 

Ad esempio, il 18 marzo 2014, Bhekithemba Makhubu, direttore del Nation Magazine, è stato condannati dalla corte suprema al pagamento di 500.000 emalangeni (45.000 dollari) o due anni di prigione, in seguito alla pubblicazione di due articoli risalenti al 2013 che esprimevano preoccupazione sull’integrità e l’indipendenza del sistema giudiziario. Amnesty International e altre organizzazioni hanno espresso dubbi sulla regolarità del processo, celebrato a porte chiuse. Poiché il giornalista non ha pagato l’esorbitante multa, sta scontando la sentenza a due anni di reclusione. La società civile locale e organizzazioni internazionali per la promozione dei diritti umani di alto profilo hanno condannato il caso, bollandolo come “un esempio scioccante da parte del regno dello Swaziland di repressione della libertà di espressione”.

 

Anche altri giornalisti hanno subito molestie delle autorità dello Swaziland. Ad esempio, il Times of Swaziland ha riferito che il presidente del Senato, dopo aver insultato due giornalisti sudafricani durante un incontro del 17 gennaio 2013 in occasione dell’apertura ufficiale del parlamento, ha ammonito i giornalisti del paese a non riferire l’accaduto, pena la negazione dell’accesso al parlamento.

 

Inoltre, il 28 settembre 2013, durante la repressione di pacifiche manifestazioni di protesta contro i risultati delle elezioni amministrative, la polizia ha minacciato i minacce i giornalisti presenti e ha cercato di confiscare il loro materiale fotografico.

 

Due giornalisti dello Swazi Observer, sospesi nel luglio 2012 per aver scritto articoli negativi sul re, sono stati reintegrati nei loro ruoli solo nel marzo del 2013. Le leggi del paese conferiscono al governo il potere di bandire pubblicazioni che danneggino o siano suscettibili di danneggiare gli interessi della difesa, della sicurezza, della salute e della moralità pubblica. Nella pratica, queste norme spingono la gran parte dei giornalisti ad adottare pratiche di autocensura. 

 

Le radio, comunque, continuano a essere i mezzi d’informazione più importanti del paese, strettamente controllati dallo stato. Nel paese esistono solo due stazioni radio pubbliche e una privata, appartenente a un gruppo religioso cristiano. In Swaziland esistono anche due emittenti televisive, una delle quali posseduta dallo stato. L’autorità per le telecomunicazioni invita a richiedere nuove licenze, ma non risulta che ne siano state rilasciate. Come già per la stampa, anche le stazioni radiofoniche e televisive praticano l’autocensura, rifiutandosi di mandare in onda qualsiasi cosa possa essere percepito come critico dal governo o dalla monarchia.