Conflitti e rischio terroristico

La Tailandia meridionale è teatro di frequenti attività eversive armate da parte di gruppi separatisti ed estremisti, consistenti principalmente in attacchi armati da autoveicoli in movimento, imboscate e attentati dinamitardi, effettuati anche con ordigni improvvisati a controllo remoto. Il clima di instabilità e violenza politica  presente in tutto il paese ha portato ad una recrudescenza del conflitto con la minoranza mussulmana nelle province di Narathiwat, Patani e Yala, dove i gruppi islamici indipendentisti hanno condotto una serie di attacchi armati e dinamitardi, uccidendo e ferendo decine di militari e civili. Tra i principali gruppi armati separatisti attivi in queste regioni vi sono il  Barisan Revolusi Nasional (BRN), il Patani United Liberation Organization (PULO),  il Barisan National Pembebasan Patani (BNPP) e Jemaah Islamiyah, un gruppo integralista presente in gran parte dei paesi del sud-est asiatico, ritenuto legato ad al-Qaida, che ha come obiettivo quello di costituire un califfato nella regione. 

 

Inoltre, si ritiene che persone legate a gruppi terroristi transnazionali visitino il paese e vi transitino con facilità, sia legalmente che illegalmente.  Nel 2003, ad esempio, le forze di sicurezza tailandesi hanno arrestato il leader di Jemaah Islamiyah a Hambali, a  nord di Bangkok. 

 

Inoltre, nel 2012, è stata scoperta una presunta cellula terroristica iraniana dopo l’esplosione accidentale di un ordigno improvvisato all’interno di una casa affittata da membri della cellula a  Ekamai, un sobborgo di Bangkok. Un simile ordigno era stato lanciato contro un taxi e un agente di polizia. Poche ore dopo l’esplosione,  la polizia ha arrestato due individui di nazionalità iraniana successivamente condannati.

 

Per quanto riguarda le dispute interstatali, la Tailandia ha in corso una serie di contenziosi di confine con i paesi vicini, suscettibili di evolvere in conflitti armati. I contenziosi con il Laos, riguardanti soprattutto al sovranità su diverse isole sul fiume Mekong,  sono acuiti dal fatto che i confini tra i due paese risultano in gran parte non ben definiti.

 

Un’altra disputa importante riguarda l’area intorno al tempio Preah Vihear, nelle montagne Dângrêk, tra il distretto di Choam Khsant, nella provincia di Preah Vihear della Cambodia settentrionale, e il distretto di Kantharalak (amphoe) nella provincia di Sisaket, nel nord est della Tailandia. Nel 2011 la Tailandia ha occupato militarmente l’area rivendicata da entrambi i paesi, scatenando una reazione militare da parte cambogiana nell’aprile 2011, che ha causato numerose vittime. Nel dicembre 2011, i due paesi si sono accordati per il ritiro delle truppe dall’area, e nel novembre 2013, una sentenza della corte internazionale di giustizia ha assegnato il territorio alla Cambogia. Tuttavia, la corte ha respinto la rivendicazione della Cambogia sulla collina Phon Trap, esclusa dal giudizio.

 

Continuano anche a perdurare le periodiche tensioni con Myanmar in merito a confini tuttora non demarcati.   Nel nord del paese, lungo la frontiera con Myanmar, la Tailandia deve gestire anche la presenza di gruppi ribelli birmani,  rifugiati e attività illegali transfrontaliere. L’esercito tailandese ha ordini di sparare contro gli sconfinamenti delle milizie armate operanti nel Myanmar e, occasionalmente, ha effettuato  incursioni all’interno del territorio dello stato vicino per chiudere laboratori e eliminare roccaforti della United Wa State Army, considerata la più grande organizzazione privata dedita al narcotraffico di tutta l’Asia.