Violazioni dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)          Libertà di scegliere il proprio governo

 

Le ultime elezioni presidenziali e legislative si sono tenute nel 2010, e sono state considerate in gran parte libere e corrette, anche se il Chama Cha Mapinduzi (CCM), il partito al potere, uscito vincitore dalle urne, ha potuto beneficiare di risorse finanziarie di gran lunga superiori a quelle dei partiti concorrenti. Il Chadema, guidato da Freeman Mbowe, è emerso dalle elezioni come il principale partito d’opposizione, scalzando il Civic United Front. Dopo le elezioni, i partiti d’opposizione hanno criticato il fatto che le autorità non abbiano aggiornato le liste elettorali, che continuano ad escludere molti giovani elettori (quelli che hanno compiuto i 18 anni dopo il 2010) dalle elezioni suppletive. Il governo si è giustificato asserendo di non avere le risorse finanziarie necessarie per procedere ad aggiornamenti più regolari. Tuttavia, i partiti d’opposizione hanno visto in questa mancanza una strategia del governo per impedire ai giovani di esprimersi, poiché questi spesso tendono sostenere i partiti d’opposizione. 

 

II)         Libertà di riunione e di associazione

 

In Tanzania esistono diciotto partiti. I partiti sono tenuti a registrarsi sei mesi prima delle elezioni e l’autorizzazione è concessa da un apposita autorità di registrazione elettorale, purché la richiesta venga effettuata da almeno 200 persone residenti in almeno dieci delle trenta province del paese. I partiti sono liberi di reclutare membri e tenere riunioni. La legge proibisce però i partiti basati su affiliazioni etniche, regionali o religiose.

 

E’ obbligatorio richiedere alle autorità l’autorizzazione per effettuare raduni, dimostrazioni e assemblee pubbliche. Queste autorizzazioni vengono occasionalmente negate, spesso su richiesta di funzionari di governo appartenenti al CCM. Ad esempio, nel marzo 2013, la polizia ha negato il permesso per una marcia di protesta organizzata dal Chadema per denunciare la carenza di servizi idrici a Dar es Salaam. 

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza

 

Non si registrano violenze politiche e non risulta la presenza di prigionieri politici nelle carceri del paese. Tuttavia, ci sono stati rapporti di abusi, minacce, maltrattamenti e percosse da parte di agenti di polizia e guardie carcerarie su detenuti o persone sospettate di avere compiuto attività criminali. 

 

II)            Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

Nella parte continentale della Tanzania, i sospetti di reato possono essere arrestati dietro mandato basato su sufficienti indizi, e le autorità, in generale, rispettano queste disposizioni. La legge richiede, inoltre, che gli individui arrestati, a eccezione dei casi relativi alla sicurezza nazionale,  debbano comparire davanti a un giudice entro ventiquattro ore dall’arresto, fine settimana e festività escluse. La polizia manca però costantemente di adempiere a tale obbligo, utilizzando la pratica del rilascio e successivo riarresto immediato, fino al completamento dell’inchiesta. La legge stabilisce il diritto del detenuto di contattare i propri famigliari e un avvocato di propria scelta. Tuttavia, a volte, questo diritto non viene concesso.

 

In generale, le autorità informano con celerità i detenuti delle accuse mosse contro di loro e forniscono assistenza legale ad alcuni detenuti indigenti, accusati di reati gravi. In attesa del processo, per le persone accusate di gravi reati che potrebbero rappresentare un rischio per la società, la legge non contempla la possibilità di ottenere la libertà provvisoria su cauzione. Nei tribunali di livello più basso, a volte, l’ottenimento della libertà provvisoria può dipendere dal pagamento di tangenti.

 

Il presidente può ordinare l’arresto e la detenzione per un tempo illimitato, senza possibilità di ottenere libertà temporanea su cauzione, di qualsiasi individuo considerato pericoloso per l’ordine pubblico o la sicurezza dello stato. Le autorità sono comunque obbligate a rilasciarlo entro quindici giorni, se non vengono notificate accuse contro di lui. In ogni caso, la legge permette ai detenuti di contestare la propria carcerazione ogni novanta giorni.

 

Le autorità della parte continentale della Tanzania hanno anche ampi poteri di arrestare e detenere per ventiquattro ore chiunque disturbi la quiete pubblica. Tuttavia, non risulta che facciano uso di questa prerogativa.

 

La costituzione garantisce l’indipendenza del potere giudiziario, tuttavia, questo continua a rimanere sotto finanziato, corrotto, inefficiente e soggetto all’influenza del potere esecutivo. Il personale impiegatizio dei tribunali continua a intascare tangenti per decidere se far iniziare i processi o insabbiare o cambiare di posto i documenti di persone accusate di reati. Secondo fonti giornalistiche, la magistratura di livello più basso, occasionalmente, accetta tangenti per influenzare le sentenze.

 

III)           Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Secondo il ministero degli interni, circa il cinquanta percento della popolazione carceraria è costituita da detenuti in attesa di giudizio. I tempi di attesa sono in media di tre o quattro anni, a causa della mancanza di giudici e della lunghezza dei tempi necessari alla polizia per completare le indagini.

 

Malgrado si sia registrato qualche miglioramento, le condizioni di vita nelle prigioni del paese continuano a rimanere estremamente dure e tali da mettere a rischio la vita dei detenuti. Le principali cause di questa situazione sono il vitto inadeguato, il sovraffollamento e i servizi igienici e sanitari insufficienti. I detenuti hanno continuato a essere oggetto di abusi da parte delle guardie carcerarie.

 

In molte prigioni, a causa della carenza di spazi, i minorenni sono detenuti insieme agli adulti.

 

Nella popolazione carceraria sono diffuse le malattie infettive quali la malaria, la tubercolosi,  l’HIV e altre malattie causate dalla scarsa igiene. Poiché le infermerie offrono solo servizi molto ridotti, i famigliari di solito devono fornire le cure e acquistare i farmaci.  La mancanza di mezzi di trasporto, inoltre, impedisce al personale penitenziario di trasferire i casi più gravi negli ospedali pubblici.

 

Tuttavia, secondo le autorità, tutte le prigioni sono dotate di acqua potabile. La maggioranza delle celle ha grandi finestre che permettono la loro illuminazione e aerazione. Alcune prigioni hanno a disposizione l’elettricità, mentre altre continuano a utilizzare lampade a gas per l’illuminazione. Le strutture non sono riscaldate, ma nelle regioni fredde i detenuti ricevono lenzuola e maglioni. 

 

IV)           Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

Le leggi del paese stabiliscono sanzioni penali per i casi di corruzione nella pubblica amministrazione. Tuttavia, il governo non le applica in modo efficace e i funzionari pubblici spesso compiono atti di corruzione, favoriti da un contesto di impunità. Nell’aprile 2013, l’Office of the Controller and Auditor General ha riferito in parlamento che l’appropriazione indebita di denaro pubblico risultava generalizzata nella maggioranza delle istituzioni pubbliche, malgrado le iniziative messe in piedi dal governo per combattere questo fenomeno.

 

Nell’agosto 2013, il presidente del comitato parlamentare sui conti delle amministrazioni locali, Mohamed Mbarouk, ha riferito che settanta direttori esecutivi di distretto risultavano implicati in casi di sottrazione indebita di denaro pubblico. Questi sono poi stati destinati ad altri incarichi, anziché essere sottoposti a procedimenti penali. Secondo Mbarouk, a causa della corruzione, ogni anno verrebbe sottratto quasi un terzo del bilancio dello stato.

 

L’ufficio per la prevenzione e il contrasto alla corruzione (Prevention and Combating of Corruption Bureau o PCCB), che ha uffici in tutti i distretti del paese, al 31 ottobre 2013 aveva ricevuto 5.340 denunce per corruzione. Nel corso del 2013, 2.618 dei casi di presunta corruzione presentati dal PCCB erano in corso di valutazione da parte della magistratura e 661 erano sottoposti a giudizio, 76 dei quali si erano conclusi con una sentenza di condanna. Tuttavia, il mandato del PCCB non copre l’isola di Zanzibar, che ha istituito dal 2012 una propria autorità per combattere la corruzione. Tuttavia, non risultano in corso inchieste sull’isola, in quanto l’autorità non avrebbe ricevuto alcuna denuncia.

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

La costituzione sancisce la libertà di espressione, pur senza fare riferimento specifico a quella di stampa, e nella parte continentale del paese i mezzi di informazione continuano ad esprimere un ampio spettro di punti di vista. Tuttavia, a Zanzibar, il governo locale mantiene uno stretto controllo sulla gran parte dei mezzi di informazione locali. I quotidiani della parte continentale del paese sono però venduti a Zanzibar senza restrizioni. 

 

In Tanzania sono presenti circa trentotto stazioni radiofoniche, tredici televisioni via cavo e diciotto quotidiani, solo uno dei quali posseduto dal partito di governo e uno dal Chadema.  Per poter operare, i quotidiani devono essere registrati e i servizi radiofonici e televisivi devono ottenere una licenza. Il governo restringe l’area di copertura dei programmi nelle varie lingue tribali del paese.   

 

Le autorità di Zanzibar controllano tutti i contenuti dei programmi televisivi, sia pubblici che privati. Le stazioni radiofoniche dell’isola operano abbastanza liberamente, dando informazioni e notizie della parte continentale del paese, comprese informazioni critiche verso il governo di Zanzibar.  I mezzi di informazione locali, però, spesso praticano l’autocensura per evitare conflitti con il governo locale, anche perché, in base alle leggi  in vigore sull’isola, chiunque accusi rappresentanti del governo di svolgere attività illegali rischia una multa minima di 250.000 scellini tanzaniani (circa 156 dollari USA) e tre anni di prigione, e non è specificato se questa punizione debba o meno essere applicata nei casi in cui le accuse si rivelino vere. Le stese leggi conferiscono al governo di Zanzibar anche il potere di sospendere le pubblicazioni senza preavviso.

 

Si sono registrati occasionali episodi di aggressioni fisiche, molestie e intimidazioni ai danni di giornalisti.  Nel marzo 2013, ad esempio, un gruppo di uomini armati, rimasto non identificato, ha aggredito e torturato Absalom Kibanda, presidente del Tanzania Editors’ Forum e direttore della New Habari Corporation. Il caso è sotto investigazione da parte della polizia.

 

Nel gennaio  2013,  Issa Ngumba, un giornalista che lavorava per la radio comunitaria Kwizera nella parte occidentale del paese, è stato trovato morto nella foresta di Kajuhuleta, ucciso da sconosciuti. La sua morte è probabilmente legata alle sue ricerche sul caso di un pastore assassinato da un allevatore di bestiame. L’associazione Tanzania Editors’ Forum ha condotto un’inchiesta sul caso, ma non è stata in grado di determinare se l’omicidio era stato dovuto alle sue attività giornalistiche o a una disputa locale sulla terra.