Timor Est ha acquisito l’indipendenza dall’Indonesia solo nel 2002 e sta cercando di promuovere il rafforzamento delle proprie istituzioni legislative, esecutive e giudiziarie, sviluppando leggi e regolamenti e migliorando le capacità e la preparazione del personale statale, con l’obiettivo di diventare un  paese a medio reddito entro il 2030. In questo quadro, il governo ha promosso una politica favorevole agli investimenti esteri, che risulta però ancora limitata a causa del poco chiaro quadro legislativo e giudiziario interno.


Negli ultimi dieci anni, non risulta che il paese abbia effettuato espropriazioni di patrimoni produttivi o attuato misure equivalenti ai danni di proprietà di cittadini stranieri o multinazionali estere, né che vi siano programmi attualmente in atto da parte del governo che prevedano l'esproprio di patrimoni produttivi stranieri. L’articolo 54 della costituzione sancisce che le requisizioni e espropriazioni di proprietà per finalità pubbliche debbano avere luogo solo dopo il pagamento di giuste compensazioni, in conformità con la legge. Tuttavia, il paese non è ancora dotato di una legge sulle espropriazioni.


La legge sugli investimenti privati garantisce un’eguaglianza di trattamenti tra investitori nazionali e stranieri nei casi di esproprio. La stessa legge proibisce l’adozione di politiche di nazionalizzazione o sulla terra che colpiscano deliberatamente le proprietà degli investitori, ma permette l’esproprio o la requisizione di proprietà private nel pubblico interesse, purché siano pagate eque compensazioni agli investitori.


Timor Est è membro dell’International Center for the Settlement of Investment Disputes (ICSID) e della Multilateral Investment Guarantee Agency (MIGA).  Il paese non risulta, tuttavia, parte della Convention on the Recognition and Enforcement of Foreign Arbitral Awards (CREFAA). I tribunali d’appello sono tenuti al riconoscimento delle sentenze e dei giudizi arbitrali emessi all’estero. Nel 2012, ad esempio, il governo di Timor Est ha accettato l’arbitrato internazionale per la soluzione di una controversia di natura fiscale riguardante un investitore estero.


I contenziosi civili sono in genere gestiti tramite i tribunali locali, caratterizzati da notevoli carenze, anche in termini di personale qualificato. Il parlamento non ha ancora completato l’emanazione di un quadro di leggi nazionali complete, e le fonti giuridiche consistono in un incerto miscuglio di leggi portoghesi e indonesiane, regolamenti dell’amministrazione ad interim delle Nazioni Unite e giurisprudenza timorese. Le nuove leggi sono scritte in lingua portoghese e molti legislatori, magistrati, avvocati, agenti di polizia, querelanti e imputati non dominano questa lingua. Inoltre nel paese non esiste ancora un codice commerciale.


Gli investitori stranieri possono investire in tutti i settori che non sono riservati allo stato, come ad esempio i servizi postali, le comunicazioni pubbliche, la protezione di aree naturali e la produzione e distribuzione di armamenti.  Solo cittadini o imprese timoresi  hanno il diritto di possedere la proprietà della terra, mentre gli stranieri possono acquisirne il possesso stipulando contratti di affitto per una durata massima di cinquanta anni. Tuttavia, a causa della distruzione dei registri delle proprietà avvenuta nel 1999, risultano comuni nel paese rivendicazioni confliggenti sui diritti di proprietà, derivanti dai periodi di occupazione portoghese, indonesiana e successivi all’indipendenza.   Per risolvere questo problema, il governo sta facendo sforzi per mappare le proprietà, dirimere le controversie ed emanare un nuovo quadro normativo per regolare la materia.


Timor Est non possiede una propria valuta. Il dollaro USA è la valuta ufficiale. Il paese non applica alcun controllo ufficiale sulla valuta, sebbene la Banca Centrale di Timor Est imponga di fornire informazioni sull’importazione ed esportazione di ingenti quantità di contante.