Violazioni dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)          Libertà di scegliere il proprio governo

 

Le elezioni presidenziali e legislative del 2012 si sono tenute con l’assistenza della missione integrata delle Nazioni Unite. Giudicate dagli osservatori internazionali libere e corrette, hanno portato all’elezione del presidente Taur Matan Ruak e alla formazione di un governo tripartitico, guidato dal primo ministro Kay Rala Xanana Gusmao.  Le elezioni hanno avuto un buon livello di partecipazione (settantacinque percento), anche se in diminuzione rispetto alle elezioni del 2007, quando la partecipazione aveva raggiunto l’ottanta percento degli aventi diritto. Sia il periodo precedente alle elezioni che quello successivo sono stati caratterizzati da un contesto pacifico.

 

II)         Libertà di riunione e di associazione

 

La libertà di riunione e di associazione sono riconosciute per legge e il governo garantisce pienamente tali diritti. Solo nel luglio 2013, le autorità sono intervenute per vietare le tre principali organizzazioni di arti marziali del paese, dopo che alcune indagini della polizia hanno fatto emergere legami di alcuni loro membri con attività criminali e violenze in bande.

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza

 

Nel paese non si registra la presenza di prigionieri politici né sequestri e sparizioni di individui motivate da ragioni politiche. Contrariamente agli anni precedenti, a Timor Est non si sono registrati nemmeno omicidi illegali commessi dalle forze di sicurezza.

 

Sebbene le autorità in generale rispettino la proibizione di praticare la tortura, si sono registrati episodi di abuso fisico, maltrattamento e uso eccessivo della forza contro la popolazione civile, soprattutto durante operazioni di arresto contro presunti criminali e membri dei gruppi di arti marziali.

 

II)            Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

La legge proibisce gli arresti e le detenzioni arbitrarie, tuttavia le autorità spesso non rispettano tali disposizioni, sovente a causa dell’incapacità dei magistrati a emettere mandati d’arresto o decisioni sulla detenzione dei sospetti, che andrebbero prese entro settantadue ore dall’arresto. Questa situazione è principalmente causata dall’estrema scarsità di magistrati, soprattutto fuori dalla capitale Dili.   

 

Sebbene la legge garantisca ai detenuti la possibilità di ricevere assistenza legale, nel paese vi sono solo pochi avvocati d’ufficio, concentrati soprattutto a Dili e Bacau. La maggior parte delle persone inquisite utilizza avvocati forniti da associazioni di assistenza legale.  Ai detenuti, in ogni caso, è garantita piena possibilità di consultarsi con i propri legali.  A causa dell’eccessiva lunghezza dei processi, nel 2013 il trenta percento della popolazione carceraria risultava composto da detenuti in attesa di giudizio. Il codice di procedura penale stabilisce che i detenuti possano rimanere legalmente in custodia cautelare in carcere per i seguenti periodi massimi: fino a sei mesi prima del processo; fino a ventiquattro mesi in attesa della sentenza di primo grado; e fino trentasei mesi in attesa della sentenza di appello. Eccezionalmente, nei casi complessi, sono giustificate estensioni di tali limiti di sei mesi.

 

Il sistema giudiziario di Timor Est è gravato da problemi come la carenza di personale qualificato, la scarsa imparzialità di alcuni organi giudiziari e la presenza di un complesso regime giudiziario basato su fonti molto diversificate, derivanti dal periodo portoghese, indonesiano e dell’amministrazione ad interim delle Nazioni Unite. Inoltre le leggi sono scritte in portoghese, una lingua parlata solo da una minoranza della popolazione.

 

III)           Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Le condizioni dei due penitenziari del paese (Dili e Gleno) rispettano in generale gli standard internazionali. Tuttavia, le celle nelle stazioni di polizia rimangono inadeguate, per la mancanza di servizi igienici e letti. La popolazione carceraria ammonta a 429 persone (tra i quali quindici donne e quattro minorenni), alloggiate in strutture con una capienza massima di 330 posti.  Le donne e i detenuti minorenni sono tenuti separati dal resto della popolazione carceraria, in apposite sezioni degli istituti penitenziari. Le autorità permettono ai detenuti i contatti con i visitatori e l’osservanza dei culti religiosi. Le autorità permettono ai detenuti di sottoporre lamentele scritte alle autorità giudiziarie senza censura e, all’occorrenza, richiedere inchieste. I risultati delle inchieste sono condivisi con le associazioni che si occupano dei diritti dei detenuti. Le autorità hanno permesso all’International Committee of the Red Cross (ICRC) e ad altri osservatori indipendenti sui diritti umani visite periodiche alle prigioni.

 

IV)           Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

Le leggi del paese stabiliscono sanzioni penali per i casi di corruzione,  che però continua a rimanere estremamente diffusa nel settore pubblico.

 

La commissione anti corruzione (CAC) è  incaricata di guidare le attività di contrasto alla corruzione a livello nazionale. L’organo ha il potere di sottoporre casi specifici all’autorità giudiziaria.  L’ufficio del procuratore generale,  l’autorità suprema per tutte le persecuzioni di reati nel paese, può richiedere al CAC di promuovere inchieste su specifici casi. L’ufficio del procuratore generale sottopone alla magistratura decine di casi di corruzione ogni anno.

 

Nel gennaio 2013, un tribunale ha respinto un appello straordinario di Lucia Lobato,ex ministro della giustizia, arrestata nel  2012 dopo essere stata condannata a cinque anni di reclusione per malversazione di  fondi pubblici, nell’ambito dell’assegnazione di un contratto di appalto. Nell’ottobre 2013, la corte distrettuale di Dili ha condannato a cinque anni di reclusione e al pagamento di  una multa equivalente a 5.300 dollari USA anche Abilio Lima, ex segretario di stato, e altre due persone del suo staff per atti di corruzione, sottrazione di denaro pubblico e falsificazione di un rapporto tecnico avvenuti nel 2010.  

 

Si registrano anche accuse di corruzione alle forze di polizia, alcune delle quali relative a tangenti che sarebbero riscosse da suoi membri lungo la frontiera con l’Indonesia e per la tolleranza delle attività di prostituzione.   

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

Le autorità rispettano la libertà di parola e di stampa.