LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)          Libertà di scegliere il proprio governo

 

Il paese è governato dal presidente Faure Gnassingbé, figlio dell’ex presidente-dittatore Gnassingbé Eyadéma, rieletto al suo secondo mandato nel 2010 in elezioni giudicate libere e corrette dagli osservatori internazionali. Nel luglio 2013, si sono tenute nel paese le elezioni legislative, anche queste giudicate dagli osservatori internazionali libere, corrette, trasparenti e pacifiche, sebbene con qualche carenza logistica. Queste hanno visto la riaffermazione del partito del presidente e di governo, l’Union pour la République (UNIR),  che ha conquistato sessantadue dei novantuno seggi dell’assemblea nazionale.

 

Durante il periodo elettorale, le associazioni per i diritti umani hanno apprezzato che il ministero per la sicurezza abbia collaborato per migliorare la professionalità delle forze di sicurezza. Il partito di governo ha continuato a dominare la politica e mantenere uno stretto controllo dello stato a ogni livello, ma le limitazioni imposte alle manifestazioni di piazza sono state applicate in misura uguale al partito di governo e a quelli dell’opposizione. Tuttavia, l’UNIR ha continuato a conferire vantaggi ai propri membri in termini di facilitazioni di accesso a posti di lavoro governativi.

 

II)         Libertà di riunione e di associazione

 

Nel 2013, a seguito di contestazioni particolarmente violente, le autorità hanno occasionalmente limitato la libertà di riunione nel paese, imponendo divieti di effettuare dimostrazioni pubbliche per periodi limitati di tempo e con il solo obiettivo di riportare la calma. Ad esempio, nel maggio 2013, sono state proibite le dimostrazioni pubbliche per due giorni, in seguito alle proteste studentesche per l’arresto di quattro studenti accusati di rivolta.   

 

Si sono tenute, con cadenza quasi settimanale, manifestazioni e contestazioni su questioni afferenti il lavoro, le leggi sui mezzi di informazione e altre questioni politiche, e solo occasionalmente le forze di polizia hanno fatto un uso eccessivo della forza. Ad esempio, nel marzo 2013, un sit in pacifico di tre giorni, organizzato da alcuni giornalisti davanti al vecchio palazzo presidenziale, è stato alla fine disperso in maniera violenta dalla polizia che ha fatto uso di lacrimogeni e proiettili di gomma.

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza


Non si registrano gravi violenze di alcun tipo da parte delle autorità ai danni di oppositori politici o comuni cittadini, come ad esempio arresti arbitrari, maltrattamenti, torture, rapimenti o uccisioni extragiudiziali.

 

II)            Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

La costituzione proibisce gli arresti e le detenzioni arbitrarie e le autorità, in generale, rispettano tali disposizioni. La legge autorizza i giudici, alti funzionari di polizia, prefetti e sindaci a emanare mandati di arresto. I detenuti hanno il diritto ad essere informati delle accuse contro di loro e, contrariamente agli anni passati, la polizia rispetta questo diritto. Gli avvocati e i famigliari dei detenuti hanno il diritto di vederli a partire da quarantotto ore dall’arresto ed entro la novantaseiesima ora di detenzione.  Tuttavia, le autorità spesso ritardano e, a volte, negano l’accesso. Tutti i detenuti hanno il diritto di essere assistiti da un avvocato, e l’associazione degli avvocati a volte fornisce assistenza a imputati in stato di indigenza. Nel maggio 2013 è stata approvata una legge che riconosce il diritto ai detenuti in stato di indigenza di essere assistiti da un avvocato d’ufficio, ma questo servizio deve ancora essere finanziato.

La legge permette alle autorità di detenere persone in stato di isolamento per quarantotto ore, con quarantotto ore addizionali per i casi gravi e complessi. Un giudice speciale deve condurre un’inchiesta preprocessuale per esaminare l’adeguatezza delle prove e decidere l’eventuale rilascio su cauzione, ma ai detenuti  spesso viene negata la possibilità di accedere al rilascio su cauzione, con o senza l’approvazione del giudice.

 

Contrariamente agli anni passati, si sono registrate poche segnalazioni di arresti arbitrari e nessun arresto di partecipanti a manifestazioni legali. La carenza di giudici e altro personale qualificato, così come l’inazione delle autorità, sono causa delle lunghe detenzioni in attesa di giudizio, che spesso eccedono le eventuali pene da scontare. I detenuti in attesa di giudizio rappresentano il sessantadue percento della popolazione carceraria. 

 

Per quanto riguarda il potere giudiziario, le leggi del paese stabiliscono rimedi civili e amministrativi per gli abusi compiuti dalle autorità pubbliche o loro funzionari. Tuttavia, il potere giudiziario non applica le leggi e la maggioranza dei cittadini non ne è a conoscenza.  Un ulteriore problema è rappresentato dalla scarsa indipendenza del potere giudiziario dal potere esecutivo e la presenza della corruzione. Esiste nel paese una percezione generalizzata che gli avvocati difensori paghino tangenti ai giudici per ottenere sentenze in loro favore.

 

Il sistema giudiziario continua a rimanere eccessivamente sovraccarico e sotto organico. Il sistema giuridico, basato sul codice civile e penale napoleonico, è, tuttavia, complessivamente moderno e garantista, basato sulla presunzione di innocenza degli imputati, sull’equo processo senza indebiti ritardi, sul diritto di essere informati, sulla possibilità di consultare ed essere difesi da avvocati di propria scelta, sulla concessione tempo e servizi adeguati per preparare la difesa, sul supporto legale per gli indigenti e sul diritto di appello contro le sentenze. La maggioranza di questi diritti è di solito rispettata e i processi si svolgono correttamente, tuttavia vi sono molti ritardi.  Gli imputati hanno anche il diritto di accesso alle prove in possesso delle autorità, ma questo diritto non viene rispettato.   

 

Nei villaggi rurali esiste anche un sistema giudiziario alternativo tradizionale, in cui il capo villaggio o il consiglio degli anziani giudicano casi penali e civili di minore gravità. Coloro che si rifiutano di sottoporsi al giudizio delle autorità tradizionali, possono optare per quello normale.

 

III)           Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Le condizioni di vita ì nei penitenziari del paese sono dure e, in alcuni casi, tali da mettere a rischio la vita dei detenuti. Tra i principali problemi vi sono il sovraffollamento dei locali, la scarsa igiene, le malattie e il vitto inadeguato. Nelle dodici prigioni del paese si trovano quasi 4.300 detenuti, su una capienza massima di poco più di 2.700. I detenuti hanno accesso ad acqua potabile, tuttavia le malattie sono ampiamente diffuse anche a causa dei servizi medici inadeguati.  Ci sono informazioni su casi in cui le guardie carcerarie impedirebbero ai detenuti di accedere ai trattamenti sanitari. Nel corso del 2013, sarebbero deceduti trentotto detenuti, per varie cause, tra le quali la malaria.

 

IV)           Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

I reati di corruzione nella pubblica amministrazione sono in linea di principio puniti dalle leggi. Tuttavia, la debolezza delle istituzioni e dei controlli crea un contesto  di impunità che facilita il compimento di atti di corruzione da parte dei pubblici funzionari.  Esiste anche una commissione nazionale contro la corruzione e il sabotaggio economico, che però manca di un mandato giuridico per combattere la corruzione.

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

Nel paese non si registrano casi di alcun genere di repressione della libertà di parola dei comuni cittadini, sia in privato che in pubblico. Solo l’incitamento all’odio costituisce un reato.  Per quanto riguarda la libertà di stampa, esiste una varietà di mezzi di informazione indipendenti e attivi, che esprimono un’ampia gamma di opinioni senza restrizioni. La legge impone sanzioni solo nei confronti di giornalisti che commettono gravi secondo la definizione contenuta nel codice dei mezzi di informazione. Non si registrano casi di violenza o molestie contro i giornalisti. 

 

L’Alta Autorità per gli audiovisivi e le comunicazioni (HAAC) ha il compito di assicurare la libertà di informazione, standard di giornalismo etici e l’allocazione di frequenze radiofoniche e televisive. L’HAAC ha il potere di comminare sanzioni sia nei confronti dei mezzi di informazione sia nei confronti dei giornalisti per le violazioni del codice della stampa. Tra le sanzioni che L’HAAC può comminare vi sono  la sospensione delle pubblicazioni per un periodo massimo di sei mesi, il ritiro delle tessere giornalistiche, e il sequestro dell’equipaggiamento tecnico.

 

Nell’agosto 2013, l’HAAC ha chiuso Legend FM, una stazione radio locale, per una lunga serie di violazioni e la mancata risposta da parte del suo direttore alle  convocazioni per discutere il rinnovo della licenza. Nel luglio 2013, l’HAAC aveva già temporaneamente chiuso la stessa stazione radiofonica, dopo che questa aveva trasmesso false illazioni sulla presenza di finti seggi elettorali nella casa di un capo tradizionale. La stazione radio è stata accusata di avere incitato  la folla che ha vandalizzato la casa del capo tradizionale in questione, e messo a rischio la sua sicurezza.

 

L’assemblea nazionale ha recentemente approvato una legge sui mezzi di informazione più restrittiva, successivamente respinta dalla corte costituzionale.