Il governo tunisino promuove una politica favorevole agli investimenti esteri in diversi settori chiave dell’economia, come ad esempio i call centers, la manifattura di apparecchi elettronici, il settore aeronautico e aerospaziale, quello dei componenti per l’industria automobilistica e dei prodotti tessili.  Gli investimenti esteri sono regolati dalla legge 1993/120, emendata nel 2009 e attualmente sottoposta a un processo di revisione, con l’obiettivo di stimolare la creazione di posti di lavoro, ridurre le disparità regionali e sviluppare infrastrutture nelle aree centrali e occidentali del paese.

 

Mentre in alcuni settori gli investimenti esteri richiedono una serie di autorizzazioni da parte del governo, in altri, come il manifatturiero, l’agricolo, i lavori pubblici e  altri servizi richiedono solo una semplice dichiarazione di intenti ad investire. 

 

Per quanto riguarda gli espropri, nel marzo 2011, il governo tunisino ha approvato un decreto (legge 2011/13) di confisca dei patrimoni dell’ex presidente Ben Alì, dei suoi parenti e delle persone a lui più vicine. La lista dei patrimoni comprende una serie di importanti imprese in ogni principale settore economico del paese, comprese anche alcune delle principali imprese tunisine come  Zitouna Bank, Karthago Airlines, Carthage Cement, Tunisiana, Orange Tunisie, Bricorama, Banque de Tunisie, Ennakl e Alpha Ford. A parte questo, negli ultimi dieci anni, non risulta che ci siano state espropriazioni di patrimoni produttivi di proprietà di cittadini stranieri o multinazionali straniere, o misure equivalenti contro di essi, né che vi siano programmi  in atto da parte del governo che prevedano l'esproprio di patrimoni produttivi stranieri. Attualmente non risulta alcuna presenza di contenziosi rilevanti tra il governo tunisino e investitori stranieri. Tuttavia, per evitare incomprensioni è bene che vengano inserite  nei contratti commerciali e nei progetti di investimento nel paese clausole di arbitrato indicanti le sedi di gestione di eventuali contenziosi e la giurisdizione applicabile. La Tunisia è membro dell’International Center for the Settlement of Investment Disputes (ICSID), ha ratificato la Convention on the Recognition and Enforcement of Foreign Arbitral Awards (CREFAA) ed è membro della Multilateral Investment Guarantee Agency (MIGA).

 

Il sistema giuridico tunisino è basato sul codice napoleonico francese e prevede mezzi adeguati per fare rispettare i diritti di proprietà e quelli scaturenti dalla sottoscrizione di contratti.  La costituzione garantisce l’indipendenza del potere giudiziario e i tribunali, in generale, gestiscono i casi di natura commerciale in maniera obiettiva, sebbene alcuni esperti legali avvertano sui rischi che il potere giudiziario possa talvolta essere suscettibile alle pressioni politiche.

 

Per i residenti in Tunisia, la convertibilità del dinaro tunisino è soggetta a restrizioni ed esiste un divieto alla movimentazione di questa valuta sia da che verso l’estero. Tuttavia, agli investitori non residenti (definiti come individui non residenti che posseggano almeno il sessantasei percento del capitale dell’investimento finanziato con denaro importato) è riconosciuta  una esenzione dalla maggior parte di queste restrizioni. In particolare, a questi è riconosciuto il diritto di rimettere all’estero gli utili o i capitali investiti in qualsiasi momento, senza autorizzazione. Il dinaro tunisino è liberamente quotato sui mercati internazionali e pienamente convertibile in valuta estera.