Violazioni dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)          Libertà di scegliere il proprio governo

 

Seppure lentamente, il processo di transizione verso la democrazia è  continuato. Il Mouvement  Ennahda, di orientamento islamico moderato, è il principale partito uscito vincitore dalle ultime elezioni legislative del 2011, le prime veramente libere e competitive nella storia del paese. Il partito controlla attualmente 89 dei 216 seggi dell’assemblea nazionale.  .

 

Gli omicidi di Chokri Belaid and Mohamed Brahmi, due leader politici di sinistra dell’opposizione, avvenuti rispettivamente il 6 febbraio e il 25 luglio  2013, da parte di presunti militanti islamici, ha causato shock in tutto il paese e portato alla sospensione dei lavori del parlamento per due mesi.  Nel dicembre 2013, i partiti al governo e quelli all’opposizione si sono accordati per creare un nuovo governo ad interim composto da figure indipendenti, scegliendo Mehdi Jomaa quale primo ministro.

 

Nel gennaio 2014 il parlamento ha approvato una nuova costituzione, molto progressista in certe aree, come ad esempio l’ “open government”, l’uso sostenibile delle risorse naturali e la decentralizzazione dello stato. L’approvazione della costituzione ha spianato la strada a nuove elezioni generali che si terranno tra l’ottobre e il novembre 2014.

 

II)         Libertà di riunione e di associazione

 

Durante i primi nove mesi del 2013, il governo tunisino ha registrato venticinque nuovi partiti, portando il totale a 170. Nel marzo del 2014, il presidente Marzouki ha revocato in tutto il paese  lo stato di emergenza , in vigore dall’inizio della rivoluzione. Lo stato di emergenza proibiva le riunioni pubbliche di più di tre persone e prevedeva specifiche autorizzazioni delle autorità di pubblica sicurezza per effettuare marce e dimostrazioni, da richiedersi  con almeno tre giorni di anticipo.

 

Dimostrazioni, contestazioni e scioperi spontanei hanno continuato ad avere luogo, e la risposta delle forze di sicurezza  non è stata uniforme, dai tentativi di disperdere la folla con la forza alla tolleranza di manifestazioni anche non autorizzate. Nel maggio 2013 si sono registrati violenti scontri di piazza tra estremisti salafiti e polizia, nel corso dei quali un manifestante è stato ucciso e tre sono rimasti seriamente feriti.

 

Durante le manifestazioni di piazza successive agli omicidi di Chokri Belaid e Mohamed Brahmi, la polizia è intervenuta per disperdere i dimostranti, lanciando gas lacrimogeni e colpendoli con gli sfollagente.   Sebbene la legge proibisca gli arresti e le detenzioni arbitrarie, le forze di sicurezza hanno arrestando arbitrariamente manifestanti e oppositori governativi durante le dimostrazioni pubbliche.

 

Ad esempio, nel febbraio 2013, durante le violente dimostrazioniseguite all’assassinio di Choukri Belaid, nel corso delle quali un agente di polizia è morto e 59 persone sono rimaste ferite,  le forze di polizia  hanno arrestato 375 dimostranti.  Tuttavia, a partire dalla seconda metà del 2013, man mano che la polizia ha acquisto maggiore esperienza nella gestione delle manifestazioni di piazza, gli incidenti sono diminuiti sensibilmente.

 

Per quanto riguarda, invece, il diritto di associazione, dal 2011 le autorità hanno reso più semplice il procedimento per la registrazione e il riconoscimento e non possono più revocare l’autorizzazione a operare ad alcuna organizzazione, senza una decisione giudiziale.  Dalla caduta del regime di Ben Alì, le autorità del paese non hanno più limitato la registrazione o impedito  attività delle associazioni private o  dei partiti politici.  Il governo ha anche deciso di non impedire alle persone legate al vecchio regime di Ben Alì di impegnarsi in politica, rinviando la decisione a dopo l’elezione del nuovo parlamento, nella seconda parte del 2014.

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza

 

Non si segnalano sparizioni politicamente motivate né la presenza di detenuti politici nelle carceri. Tuttavia, si registra qualche caso di morte di manifestanti per eccesso di uso della forza da parte delle forze di sicurezza.

 

Nel maggio 2013 la polizia ha ucciso un dimostrante e  ne ha feriti altri tre, durante una violenta manifestazione di protesta contro il la decisione del governo di non permettere  una dimostrazione di Ansar-al-Sharia in Tunisia (AAS-T), un gruppo estremista islamico di tipo salafita. Nel luglio 2013, Mohamed Mufti, un dimostrante, è invece morto dopo essere stato colpito alla testa da un lacrimogeno sparato dalla polizia nel centro di Gafsa. Nel gennaio 2014, un uomo è stato ucciso nel corso di una dimostrazione vicino al confine con l’Algeria, durante un tentativo d’incursione in un ufficio della dogana.

 

Oltre a questi casi, l’unico altro decesso causato da membri delle forze di sicurezza in circostanze controverse è quello di un uomo morto mentre si trovava in custodia in una stazione di polizia, nel novembre 2013. La madre ha denunciato di avere visto grandi contusioni sulla testa dell’uomo lo stesso giorno della sua morte. Tuttavia, un’indagine i interna ha concluso che l’uomo sarebbe morto di overdose e che le presunte ferite sul suo corpo sarebbero state dovute all’autopsia.

  

Il governo ha intensificato il suo impegno contro i gruppi salafiti, tra i quali AAS-T, formalmente considerata un’organizzazione terrorista e accusata di essere coinvolta negli omicidi politici di Choukri Belaid e Mohammed Brahmi e altri crimini, tra i  quali l’uccisione di otto soldati tunisini nel luglio 2013 nella regione montuosa di Chaambi. Le autorità hanno proceduto, nel settembre 2013, all’arresto di Mohamed Khiari, il secondo in comando della sua ala militare.

 

L’esercito, la polizia e la guardia nazionale hanno subito perdite durante le attività anti insurrezionali in risposta all’intensificarsi delle attività dei gruppi salafiti, che tra gennaio e settembre 2014 ha causato la morte di almeno oltre 24 tra agenti di polizia e militari, e il ferimento di molti altri.

 

Alcune organizzazioni come Human Rights Watch denunciano alcuni casi di maltrattamento e tortura di prigionieri, arrestati per avere partecipato a manifestazioni politiche, e in particolare di persone detenute in base alla legge antiterrorismo. Tuttavia, nell’ottobre 2013, l’assemblea costituente ha approvato una legge che istituisce un organo nazionale di prevenzione della tortura, con il compito di monitorare le denunce di tortura nei centri di detenzione nel paese.

 

Occasionalmente le autorità hanno punito gli abusi perpetrati dalle forze di sicurezza. Nell’aprile 2014, ad esempio, due agenti di polizia sono stati condannati a una pena detentiva di sette anni per avere violentato una donna nel settembre 2012, mentre un terzo è stato condannato per avere estorto denaro al fidanzato.   

 

II)             Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

Per l’arresto di persone sospettate di compiere reati, la legge richiede l’emissione di un formale mandato giudiziario, salvo in caso di flagranza di reato.  Il codice di procedura penale permette lo stato di fermo possa durare per un massimo di sei giorni, prima che vengano formulate accuse formali. Durante questo periodo, le persone fermate possono essere tenute in totale isolamento, senza contatti con il mondo esterno. A volte, però, la polizia non rispetta i limiti di legge  e, occasionalmente, detiene dimostranti in modo arbitrario.

 

I detenuti hanno il diritto di conoscere il motivo dell’arresto prima di essere interrogati e possono chiedere un esame medico, tuttavia non hanno diritto all’assistenza legale prima della formulazione dell’accusa. La legge permette la liberazione temporanea della persona accusata, in attesa di processo.   In base alla legge il governo fornisce assistenza legale alle persone in stato di indigenza, anche se non ci sono informazioni sul fatto che questo servizio venga effettivamente sempre garantito.

 

Nei casi che prevedono una pena massima superiore ai cinque anni di reclusione, la custodia cautelare in carcere può eccedere i sei mesi iniziali e può essere estesa dal tribunale per due periodi di quattro mesi. Per i casi in cui la pena detentiva massima non eccede i cinque anni,  invece, la custodia cautelare può eccedere i sei mesi iniziali solo per un periodo addizionale di tre mesi.

 

Il potere esecutivo continua a  influenzare fortemente le procedure giudiziarie e le sentenze dei processi, soprattutto nei casi che coinvolgono dissidenti politici e la libera espressione di idee. Nel corso del 2013, i giudici hanno promosso una serie di dimostrazioni e scioperi per chiedere al governo di assicurare l’indipendenza del potere giudiziario. La nuova costituzione, approvata nel gennaio 2014, dovrebbe dare una svolta alla questione e gettare le basi per garantire quanto richiesto dai giudici.

 

III)           Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Le condizioni di vita nei penitenziari del paese sono precarie. Le prigioni sono sovraffollate, ben oltre le loro capacità, e gestite da personale insufficiente, privo di equipaggiamento di sicurezza e di addestramento sull’uso appropriato della forza, la gestione delle crisi e i diritti umani.

 

Le strutture risentono ancora in parte degli effetti delle rivolte carcerarie del 2011, che hanno causato il danneggiamento di quattordici  penitenziari. Molte prigioni hanno problemi di illuminazione inadeguata, aerazione e servizi medici insufficienti. 

 

Nel febbraio 2013, nei ventisette istituti di pena nel paese erano presenti  21.715 detenuti, il 54% dei quali in attesa di giudizio.  Nella prigione di Mornaguia, la più grande del paese, l’85% dei detenuti è in attesa di giudizio. L’alto numero di detenuti in attesa di giudizio è dovuto a problemi di smaltimento dei processi e a un aumento degli arresti. Sebbene la legge richieda che i detenuti in attesa di giudizio non vengano messi in celle con i detenuti già condannati, il ministero della giustizia ha riferito che questo non sempre accade, a causa del sovraffollamento.

 

Ai prigionieri è  permesso di ricevere regolari visite da parte dei famigliari, lettere,  pacchi e visite dei propri legali. Ai detenuti sono permessi tre pasti al giorno, accesso adeguato ad acqua potabile e una doccia alla settimana. I detenuti possono anche ricevere cibo e oggetti dalle famiglie, tre volte a settimana. All’interno delle prigioni operano sociologi e psicologi che fungono anche da difensori delle istanze dei detenuti. Il ministero della giustizia permette alle associazioni per i diritti dei detenuti accesso alle prigioni, tranne quelli in isolamento.

 

IV)        Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

La legge stabilisce sanzioni per i reati di corruzione nella pubblica amministrazione e Il governo ha intrapreso alcuni passi per combattere questo fenomeno, penalizzati  però dalla carenza di risorse.  Nel luglio 2013, venti mesi dopo essere stato costituito per decreto, il comitato nazionale per combattere la corruzione (CNCC) si è incontrato per la prima volta. Nel settembre 2013, il presidente del CNCC ha dichiarato che il comitato aveva valutato 6.000 casi di presunta corruzione, sottoponendone 400 ai tribunali competenti.

 

Nel corso del 2013, il tribunale di primo grado di Tunisi ha udito più di 500 casi, molti dei quali in relazione all’ex presidente Ben Al, alla sua famiglia e ad altre persone a lui collegate. Nell’ottobre 2013, il ministro delle finanze  Ilyes Fakhfakh ha confermato che cento imprenditori sarebbero attualmente accusati di atti di corruzione e sottoposti al divieto di viaggiare all’estero. 

 

Il governo continua però  a non disporre di efficaci meccanismi per combattere gli abusi e  la corruzione nelle forze di polizia, all’interno della quale continua a esserci poca trasparenza e nessun meccanismo di inchiesta su questi casi.

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

Nel maggio 2013, Il governo ha applicato il decreto 116 sui mezzi di informazione audiovisivi, che richiede la creazione di una autorità suprema per la comunicazione audiovisiva che regoli le trasmissioni radiofoniche e televisive.

 

Malgrado questi sviluppi, il governo ha nominato direttamente il direttore generale della radio e della televisione di stato, in contravvenzione degli standard internazionali sulla libertà di espressione che regolano l’indipendenza del servizio pubblico d’informazione.

 

Le autorità giudiziarie perseguono molti giornalisti, blogger, artisti e intellettuali utilizzando le leggi sui reati di  “diffamazione”, “offesa a pubblico ufficiale” o “minaccia all’ordine pubblico”, tutti punibili con pene detentive. L’assemblea costituente non ha fatto nulla per abolire o sospendere le norme repressive della libertà di espressione ancora in vigore e l’autorità giudiziaria ha continuato ad applicarle anche se contrarie al diritto internazionale sui diritti umani. Ad esempio, nel marzo 2013, le autorità hanno denunciato per diffamazione la blogger Olfa Riahi, per la pubblicazione in internet di informazioni su un presunto spreco di denaro pubblico da parte dell’ex ministro  degli esteri Rafik Abdessalem, cognato della moglie dell’attuale presidente in carica. La denuncia è apparsa come politicamente motivata.

 

Nell’agosto 2013, un tribunale di Hammamet ha comminato pene detentive a due rapper tunisini conosciuti come Weld El 15 e Klay BBJ, per il reato di oltraggio alla polizia e altre accuse,  per aver cantato ad un festival musicale una canzone critica verso l’atteggiamento della polizia. Nell’ottobre 2013, una corte d’appello ha dichiarato Klay BBJ non colpevole, ordinandone il rilascio dopo tre settimane di detenzione.  Weld El 15 è stato condannato dal tribunale di prima istanza di Tunisi a 2 anni di carcere, pena successivamente ridotta in appello a sei mesi con la condizionale per aver realizzato, nel marzo 2013,  un video musicale dal titolo “i poliziotti sono cani” che mostravano la polizia nell’atto di aggredire alcune persone.

 

Nel settembre  2013, la magistratura ha emesso un mandato di cattura per il leader del sindacato della polizia Walid Zarrouk ,  che aveva postato su Facebook  un commento di critica sulla politicizzazione dell’attività inquirente della magistratura.  

 

Zied al-Heni, un giornalista che aveva criticato l’arresto di un cameraman che aveva filmato un lancio di uova all’indirizzo del ministro della cultura, è stato a sua volta arrestato e tenuto in stato di fermo per tre giorni. Per protestare, è stato indetto uno sciopero dei giornalisti in tutto il paese.

 

Le autorità hanno continuato a molestare e minacciare i giornalisti durante le dimostrazioni pubbliche e le proteste di strada. Ad esempio, nel luglio 2013, la polizia ha aggredito almeno nove giornalisti mentre stavano seguendo un sit in di protesta davanti all’assemblea costituente. Secondo le informazioni fornite dalla stampa, alcuni giornalisti, rimasti feriti, hanno dovuto ricorrere alle cure mediche in ospedale per lesioni minori. Il ministero dell’interno si è scusato per l’aggressione e ha promesso un’inchiesta sull’episodio.