Rischio espropri e protezione degli investimenti

Il Vietnam ha una politica aperta verso gli investimenti esteri. La legge sugli investimenti del 2005, insieme ai decreti e le circolari per la sua applicazione, regola gli investimenti, compresi i diritti e i doveri degli investitori, gli incentivi economici, l’amministrazione delle attività di investimento da parte dello stato e gli investimenti off shore. La legge sugli investimenti fornisce anche garanzie contro le nazionalizzazioni o confische di patrimoni e si applica sia agli investitori internazionali che a quelli locali. La stessa legge indica inoltre i settori preclusi agli investimenti privati. Norme specifiche regolano invece gli investimenti nei settori minerario, delle poste e telecomunicazioni, immobiliare, bancario, assicurativo e dei patrimoni finanziari commerciabili.

 

Nel caso di fusioni e acquisizioni, la legge sugli investimenti, inoltre, prevede limitazioni alla proprietà di soggetti stranieri sulle imprese vietnamite. Per effettuare un investimento in Vietnam è obbligatorio ottenere una licenza che, a seconda dell’importanza, può essere rilasciata a livello provinciale o nazionale.

 

Si sono registrati recentemente almeno quattro episodi di espropriazione di investimenti esteri senza il pagamento di giusti indennizzi da parte del governo.  Nel corso del 2010, molti investitori esteri hanno denunciato di avere subito pressioni da parte delle autorità, sia a livello provinciale che nazionale, per aumentare il ritmo dei dello sviluppo dei progetti o per raccogliere capitali addizionali: in caso contrario avrebbero rischiato di perdere le licenze. Nel 2011, un investitore ha dovuto rivolgersi a un meccanismo di arbitrato internazionale contro un governo provinciale per la cancellazione del suo certificato d’investimento per ritardi sul progetto, dopo che il governo aveva concesso una licenza mineraria sul terreno dove l’investitore stava sviluppando un resort turistico.

 

Il Vietnam è parte della Convention on the Recognition and Enforcement of Foreign Arbitral Awards (CREFAA) e della Multilateral Investment Guarantee Agency (MIGA), ma non è membro dell’ International Center for the Settlement of Investment Disputes (ICSID).

 

In linea di principio, le sentenze arbitrali, sia internazionali sia nazionali, possono essere fatte valere nel sistema giudiziario vietnamita. In pratica però, può essere difficile assicurarne l’applicazione. Il sistema giuridico e giudiziario del Vietnam, compresi i meccanismi per la soluzione di controversie legali, continua a rimanere sottosviluppato e inefficace nella soluzione delle controversie.  La negoziazione tra le parti interessate continua a rimanere il mezzo migliore per risolvere le controversie.

 

Il diritto alla proprietà non terriera è sancito dalla costituzione del 1992. La terra in Vietnam è posseduta collettivamente e amministrata dallo stato e, come tale, nessuno straniero o cittadino vietnamita può possederla. La proprietà collettiva, oltre alla terra, comprende anche le foreste, i fiumi e i laghi, le forniture d’acqua, le ricchezze del sottosuolo o che provengono dal mare, la piattaforma continentale e lo spazio aereo, i fondi e le proprietà e gli investimenti fatti dallo stato in imprese e opere in tutti i campi – economia, cultura, società, scienza, tecnologia, relazioni internazionali, difesa nazionale, sicurezza e ogni altra proprietà appartenente per legge allo stato. La legge sulla terra del 2003 ha, tuttavia, esteso i diritti sull’uso della terra agli investitori esteri, permettendo ai detentori di titoli su di essa di condurre transazioni sugli immobili, compresi mutui. Gli investitori esteri possono acquisire diritti sulla terra, affittandola per periodi di cinquant’anni, estendibili fino a settanta, in alcune aree povere del paese. Gli stranieri nel paese possono possedere appartamenti, costruzioni durature, foreste a fini produttivi, ma non la terra a questi associata.

 

Il governo del Vietnam si è impegnato a garantire alle imprese straniere la possibilità di rimettere in patria gli utili in valuta estera, quelli derivanti dalla partecipazione a joint-venture, dai trasferimenti di tecnologie, dalla fornitura di servizi, dalla proprietà intellettuale e dalla liquidazione dei capitali legalmente posseduti, dopo avere pagato tutte le tasse e le passività. Secondo un’ordinanza del 2005 sul controllo dei cambi valutari, tutte le transazioni in valuta tra residenti e non residenti del Vietnam devono essere condotte liberamente. Ai residenti è permesso aprire conti in valuta estera, con alcune restrizioni. Gli esportatori sono obbligati a rimettere tutti i guadagni esteri in conti correnti in valuta estera aperti presso un istituto di credito autorizzato in Vietnam. Ritenere valuta estera all’estero richiede l’approvazione della Banca di Stato del Vietnam. In pratica, però ci sono eccezioni a tali disposizioni e alcune imprese straniere lamentano di non essere in grado di rimettere denaro nei propri paesi d’origine.