Violazioni dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)          Libertà di scegliere il proprio governo

 

La repubblica socialista del Vietnam è un paese autoritario, governato da un unico partito, il partito comunista del Vietnam, guidato dal segretario generale Nguyen Phu Trong, dal primo ministro Nguyen Tan Dung e dal presidente Truong Tan Sang. Nel 2011, si sono tenute le ultime elezioni legislative per il rinnovo dell’assemblea nazionale, giudicate né libere né corrette in base agli standard internazionali. Il partito comunista del Vietnam ha continuato a essere l’unico partito permesso e ha consentito solo a quindici candidati “indipendenti”, ossia senza nessun legame ufficiale con il governo, di partecipare alle elezioni.  I candidati del partito comunista del Vietnam e dei movimenti filogovernativi hanno conquistato 496 dei 500 seggi, mentre solo quattro dei quindici candidati indipendenti sono stati eletti.

 

II)         Libertà di riunione e di associazione

 

I movimenti di opposizione politica e i partiti politici diversi dal partito comunista del Vietnam continuano a essere illegali. Il governo limita il dibattito pubblico e le critiche verso lo stato e il partito unico. Tuttavia, contrariamente agli anni passati, le autorità hanno permesso alcune critiche al sistema monopartitico, durante il periodo di discussione della bozza costituzionale, nella prima metà del 2013, quando alcuni gruppi e individui hanno chiesto apertamente di modificare l’articolo 4, per permettere l’introduzione nel paese di un sistema democratico multipartitico. Nel corso del 2013, membri del Blocco 8406 e altri gruppi di attivisti politici che chiedevano la trasformazione del Vietnam in una democrazia multipartitica hanno subito vessazioni e arresti.

 

Nel maggio 2013, circa settanta persone, tra le quali l’ex prigioniero politico Nguyen Van Dai, hanno cerato una organizzazione politica chiamata  “La Fratellanza per la Democrazia”, per facilitare azioni democratiche collettive.

 

Nell’agosto 2013, i mezzi di comunicazione dello stato hanno lanciato una campagna contro la credibilità di Le Hieu Dang, un membro del partito comunista del Vietnam, dopo che questo aveva dichiarato di avere fondato il partito Socialdemocratico, una formazione da lui stesso definita di opposizione.

 

Le autorità vietnamite continuano a limitare e monitorare ogni forma di contestazione o riunione pubblica, ma impongono la richiesta di permessi solo per riunioni relative a questioni sensibili. Le autorità, in generale, continuano a vietare le dimostrazioni percepite come politiche e limitano anche il diritto di numerosi gruppi religiosi non registrati di radunarsi per partecipare a funzioni religiose.  

 

Ad Hanoi continuano a tenersi proteste pacifiche contro le rivendicazioni della Cina nel mar cinese meridionale, alle quali le autorità spesso reagiscono arrestando temporaneamente gli organizzatori. In alcuni casi, le autorità obbligano gli organizzatori di dimostrazioni a rimanere confinati nei loro domicili, al fine di impedire la loro partecipazione.

 

Nel maggio 2013, la polizia ha impedito un pacifico picnic sui diritti umani e la distribuzione di copie della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo in alcuni parchi pubblici di Hanoi, Ho Chi Minh City e Nha Trang. Molte persone che cercavano di parteciparvi sono state picchiate e temporaneamente arrestate. Nel dicembre 2013, numerose persone riunitesi a Hanoi, Ho Chi Minh City, Nha Trang e Da Nang per celebrare la giornata dei diritti umani hanno riferito di avere subito molestie, sorveglianza, impedimenti ai movimenti, confisca di documenti e cellulari e almeno due brevi arresti temporanei da parte della polizia.

 

Malgrado gli sforzi di numerosi ex membri del partito comunista del Vietnam, il governo continua a limitare la libertà di associazione, vietando la costituzione di partiti politici di opposizione. Le autorità hanno continuato a proibire anche la creazione di organizzazioni indipendenti private diverse dai partiti politici. Alcune organizzazioni, tra le quali gruppi religiosi non registrati, sono comunque state in grado di operare con poche o nulle interferenze da parte delle autorità.

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza


Non esistono stime precise sul numero di prigionieri politici in Vietnam. Tuttavia, alla fine del 2013, fonti diplomatiche indicavano la presenza di circa 4.000 prigionieri politici detenuti nei quattro centri rieducativi del paese. Nel corso del 2013, le autorità hanno condannato sessantuno attivisti, cinquantaquattro dei quali per minaccia alla sicurezza nazionale, quattro per avere causato disordine pubblico, uno per resistenza a pubblico ufficiale, uno per avere abusato delle libertà democratiche e uno per evasione fiscale.

 

Sebbene le autorità abbiano aumentato gli sforzi per reprimere i discorsi politici, tramite arresti arbitrari e condanne motivate da finalità politiche, hanno fatto meno ricorso a persecuzioni, minacce e detenzioni di breve periodo senza accuse.

 

Le autorità continuano a detenere e perseguire anche membri delle minoranze etniche per una varietà di reati contro lo stato e ad arrestare e detenere i blogger responsabili di pubblicare opinioni sui diritti umani, sulle politiche del governo e sul pluralismo politico.

 

Sebbene le autorità abbiano rilasciato alcuni attivisti politici e religiosi di alto profilo, numerosi dissidenti affiliati a organizzazioni politiche illegali, tra i quali il partito democratico del popolo, il partito d’azione popolare,  l’organizzazione per il Vietnam libero, il partito democratico del Vietnam, l’organizzazione dei lavoratori e degli agricoltori uniti e il Blocco 8406, hanno continuato a rimanere in prigionia o agli arresti domiciliari in vari luoghi.

 

Si registrano anche diversi casi di uccisioni arbitrarie e illegali perpetrate dalle forze di sicurezza del paese, tra i quali quelli riguardanti  persone sotto custodia e quelli dovuti a un eccessivo uso della forza da parte delle forze di sicurezza.  

 

Nell’agosto 2013, la polizia ha arrestato il blogger Nguyen Van Dung, conosciuto come Aduku Adk, dopo che questo aveva partecipato a un incontro con la “rete dei blogger vietnamiti”. Poco dopo l’arresto, la polizia ha perquisito la sua abitazione. Van Dung risulta scomparso da allora e non risulta che la polizia abbia aperto alcun fascicolo su di lui. Non si hanno più notizie nemmeno di Thich Tri Khai, un monaco della chiesa unificata buddista, un gruppo religioso non riconosciuto, arrestato nel 2008. Risulta scomparso anche Le Tri Tue, un fondatore del sindacato dei lavoratori indipendente, arrestato dalle autorità nel 2007.

 

La legge proibisce gli abusi fisici sui detenuti, ma la polizia vietnamita continua regolarmente a maltrattare gli individui sospettati di compiere reati, durante le fasi di arresto  e detenzione. Nei centri di detenzione per reati connessi con la droga si registrano abusi sui detenuti.

 

Il 24 gennaio 2013, funzionari di polizia hanno arrestato il blogger Le Anh Hung, che nei suoi blog aveva denunciato la corruzione, e lo hanno rinchiuso, contro la sua volontà, in un istituto psichiatrico. L’uomo è stato rilasciato il 5 febbraio. 

 

Anche i dimostranti per il diritto alla terra a Hanoi, Ho Chi Minh City e Da Nang e molte province del delta del Mekong continuano a denunciare molestie fisiche e intimidazioni da parte delle autorità locali.

 

II)            Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

In base alle procedure d’arresto stabilite per legge, la procura suprema del popolo emette i mandati di arresto, di solito su richiesta della polizia. Tuttavia, la polizia ha il potere di compiere arresti senza mandato qualora riceva una denuncia da parte di qualsiasi persona. In questi casi, la procura suprema del popolo emette mandati di arresto retroattivi.    La procura deve, comunque, decidere se promuovere un’inchiesta formale su un sospetto entro nove giorni dal suo arresto. In caso contrario, la polizia è tenuta a rilasciarlo. Nella pratica, però, le autorità spesso non rispettano tali limiti e non informano sempre i detenuti in maniera tempestiva delle accuse contro di loro.

 

Per legge, ai detenuti è permesso tenere contatti con I propri avvocati, ma le autorità utilizzano spesso pretesti burocratici per negare tale diritto. In casi che riguardano la sicurezza nazionale, le autorità proibiscono agli avvocati di contattare i loro clienti fino alla fine delle indagini, che possono durare anche mesi. In base alla legge, nei casi summenzionati, le inchieste possono essere prolungate e i contatti con gli avvocati rimandati fino a due anni. L’efficienza dell’assistenza legale è compromessa dalla scarsità di avvocati preparati e dagli ostacoli posti dal sistema.

 

La lunghezza delle inchieste giudiziarie può durare da tre mesi, per i reati meno gravi (che comportano pene fino a tre anni di carcere), fino a sedici mesi per i reati più gravi (che comportano pene detentive superiori a quindici anni di carcere o la pena di morte) e oltre i due anni per i casi che riguardano la sicurezza nazionale.

 

A volte, comunque, le inchieste possono protrarsi per tempi ancora  più lunghi. Al completamento dell’inchiesta, la procura può in ogni caso chiedere un’estensione di due mesi di detenzione, per decidere se perseguire un detenuto o chiedere alla polizia di approfondire ulteriormente le indagini. Durante il periodo investigativo, le autorità abusano fisicamente dei detenuti, mettendoli in isolamento e privandoli del sonno per estorcere loro confessioni.

 

Solo ai minorenni e alle persone accusate di reati per cui era prevista la pena di morte è concessa l’assistenza di avvocati d’ufficio. Molti detenuti, specialmente quelli accusati o condannati per minaccia alla sicurezza nazionale, hanno denunciato contatti irregolari con i propri avvocati e scarso accesso a materiali e informazioni che avrebbero potuto aiutarli nella preparazione della loro difesa, compreso il codice penale.   Non esiste alcun sistema di libertà provvisoria su cauzione o altro sistema equivalente.

 

Gli arresti arbitrari, specialmente di oppositori politici, continuano a costituire un grave problema. Le autorità utilizzano anche mezzi legali, quali decreti, ordinanze e altre misure, per arrestare attivisti che esprimono in modo pacifico opinioni politiche diverse da quelle del governo. Con lo scopo di sopprimere il dissenso politico vengono anche utilizzate le accuse di rivelazione di segreti di stato, svolgimento di attività sovversive, abuso delle libertà democratiche per violare gli interessi dello stato e altri reati.

 

L’ultimo dato ufficiale disponibile, risalente all’inizio del 2012, quantificava in 43.000 le persone detenute nei centri di detenzione per la disintossicazione dalle droghe, dove i detenuti sarebbero maltrattati e costretti a svolgere mansioni di basso livello in condizioni dure.

 

III)           Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Le condizioni di vita negli istituti penitenziari del paese sono generalmente dure, ma non tali da mettere a rischio la vita dei detenuti. Tra i principali problemi si segnalano il sovraffollamento, il vitto insufficiente, la mancanza di servizi idrici adeguati e la carenza di servizi igienici.

 

Le autorità continuano a non divulgare il numero dei detenuti e a non fornire altre informazioni, sebbene permettano le viste da parte di organizzazioni quali il comitato internazionale della croce rossa. I prigionieri politici sono normalmente detenuti in prigioni speciali che ospitano anche criminali comuni ma, nella maggior parte dei casi, sono tenuti separati da questi ultimi.  Alcuni detenuti politici di alto profilo sono tenuti isolati dal resto della popolazione carceraria.

 

I prigionieri hanno accesso ai servizi sanitari essenziali, sebbene le famiglie dei detenuti con problemi di salute ne denuncino l’inadeguatezza. I decessi nelle prigioni sono spesso dovuti agli effetti di gravi malattie, aggravate dalle cure mediche scarse e tardive, dalla scarsa igiene e dalla malnutrizione. 

 

Ai prigionieri sono in genere richieste prestazioni lavorative gratuite. Le autorità carcerarie, a volte, mettono i detenuti in isolamento e li privano della possibilità di leggere e scrivere anche per lunghi periodi. Le famiglie dei detenuti continuano a denunciare la richiesta di tangenti in cambio della concessione di vantaggi.

 

Le pene detentive tendono a essere in media molto lunghe, ma le autorità non trattengono i detenuti oltre il limite massimo stabilito per il loro reato. Nelle prigioni non esiste la figura del difensore civico e non sono previste pene alternative al carcere per i condannati per reati non violenti.

 

La visita dei famigliari è limitata a trenta minuti una volta al mese. Alle famiglie è permesso portare cibo supplementare, lenzuola e coperte ai detenuti. I parenti dei prigionieri politici denunciano una crescente sorveglianza e un aumento delle molestie da parte delle guardie carcerarie. Le autorità in genere impediscono ai diplomatici stranieri di incontrare i prigionieri con frequenza, ma permettono loro una visita l’anno per incontrare un prigioniero di alto profilo.

 

I trasferimenti da una prigione all’altra sono frequenti, e spesso avvengono senza adeguato preavviso e senza informare i famigliari. 

 

IV)           Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

La corruzione dell’apparato statale continua a costituire un grave problema. Le autorità continuano a cercare di combatterla, anche rendendo pubblico il bilancio statale, riorganizzando le misure ispettive e, occasionalmente, pubblicizzando casi di funzionari accusati di corruzione.

 

Un nuovo emendamento alla legge anti corruzione, entrato in vigore nel febbraio 2013, permette ai cittadini di protestare apertamente contro le inefficienze dello stato, le procedure amministrative, la corruzione e le politiche economiche. I tentativi di organizzare l’insoddisfazione dei cittadini per promuovere azioni fuori dal partito sono però proibite e punite con l’arresto. 

La corruzione relativa all’uso della terra è stata molto pubblicizzata dalla stampa, probabilmente nel contesto di una strategia voluta dal governo per mettere pressione sui funzionari locali e ridurre gli abusi. Anche la corruzione nelle forze di polizia continua a rimanere un grave problema a tutti i livelli, favorita a volte da un contesto di impunità. Le strutture preposte alla supervisione dei casi all’interno della polizia sono spesso esposte all’influenza politica. 

 

I responsabili di diversi casi di corruzione, tra cui anche  dirigenti di alto livello di imprese pubbliche, sono stati perseguiti e condannati.  Ad esempio, nel luglio 2013, un tribunale del popolo di Ho Chi Minh City ha condannato un gruppo di ex funzionari della Agribank, il principale gruppo bancario del Vietnam, per avere aiutato in modo scorretto un imprenditore  ad ottenere prestiti per circa 112 miliardi di dong (circa 5,3 milioni di dollari). Il tribunale ha condannato Dao Phuong The, ex capo del dipartimento di pianificazione dell’istituto bancario, e Huynh Trung Hieu, ex impiegato addetto al credito, rispettivamente a dodici e ventidue anni di reclusione. Il tribunale ha anche condannato Nguyen Huu Long, ex vice direttore di Agribank, a dieci anni e sei mesi di reclusione.

 

Nel settembre 2013, sempre a Ho Chi Minh City, le autorità e il comitato del partito hanno punito otto funzionari di alto livello  di quattro aziende di servizi pubblici municipali per avere violato le norme sul lavoro, tramite uno schema in base al quale pagavano a loro stessi 2,7 miliardi di dong (circa 128,000 dollari USA) all’anno. Il salario medio individuale dei funzionari delle quattro aziende raggiungeva così i 220 milioni di dong (circa 10.400 dollari USA), cifra ben superiore rispetto al salario medio massimo che avrebbero dovuto invece percepire per aziende di questo tipo, che si aggira intorno ai 7,3 milioni di dong (circa 346 dollari USA).

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

Sebbene la costituzione e le altre leggi del paese stabiliscano la libertà di parola, le autorità continuano a utilizzare un gran numero di strumenti giuridici per limitarla. Le leggi del Vietnam contemplano reati come “il sabotaggio delle infrastrutture del socialismo”,  “l’alimentazione delle divisioni tra persone religiose e non religiose”, “lo svolgimento di attività di propaganda contro lo stato”,  e “l’abuso delle libertà democratiche e dei diritti per violare gli interessi dello stato e delle organizzazioni sociali”.

 

Le autorità continuano a limitare i discorsi critici nei confronti dei leader governativi,  quelli che promuovono il pluralismo e la democrazia multipartitica,  o che  riguardano questioni delicate, come ad esempio i diritti umani, la libertà religiosa o le dispute territoriali con la Cina. Le autorità impediscono le critiche monitorando le riunioni e le comunicazioni tra gli attivisti politici.

 

Nel giugno 2013, la polizia ha arrestato Dinh Nhat Uy per “abuso di libertà democratiche” per avere pubblicato su internet una richiesta per la liberazione del fratello, Dinh Nguyen Kha, condannato, il mese precedente, a otto anni di prigione. Nell’ottobre 2013, un tribunale lo ha condannato a quindici mesi di arresti domiciliari.

 

Il partito comunista del Vietnam, il governo e le organizzazioni di massa affiliate ad esso continuano a controllare tutte le testate giornalistiche, le trasmissioni radio-televisive e i mezzi d’informazione elettronici del paese. Questo controllo viene esercitato tramite il ministero dell’informazione e della comunicazione, sotto la guida della commissione per l’educazione e la propaganda del partito comunista del Vietnam.  I mezzi d’informazione privati continuano a essere proibiti. Le autorità permettono a mezzi d’informazione stranieri - come la BBC, la CNN e altri - di operare, sebbene non in diretta, ma con trenta minuti di ritardo, per permettere un monitoraggio sulle notizie. I giornalisti stranieri sono tenuti a notificare i loro spostamenti fuori dalla capitale .

 

La legge permette l’accesso alla televisione via satellite solo ad alti funzionari e stranieri, alla stampa e negli hotel di lusso, ma i comuni cittadini continuano ad accedere al servizio illegalmente, tramite parabole installate nelle proprie case o via cavo. La televisione via cavo continua raggiunge un ampio numero di abbonati nelle aree urbane.

 

Nel maggio 2013 è entrata in vigore una nuova normativa in base alla quale le reti radiofoniche e televisive straniere, per potere operare nel paese, hanno dovuto ottenere una licenza dal ministero dell’informazione e comunicazione e accettare di far tradurre i contenuti dei loro programmi ad un’agenzia approvata dal governo, prima della messa in onda. Molte reti televisive, tra cui la BBC e la CNN, hanno cessato le loro attività. Subito dopo, in seguito a proteste pubbliche, le autorità hanno però ammorbidito l’implementazione di questa misura, riammettendo tutti i canali. Sebbene la normativa abbia continuato a rimanere in vigore con tutto il suo potenziale per limitare fortemente la libertà di parola e l’accesso a mezzi d’informazione indipendenti, non è stata applicata in modo rigido.  

 

 Le forze di sicurezza continuano a aggredire e minacciare numerosi giornalisti per le loto attività di copertura di argomenti considerati sensibili. Nell’aprile 2013, i giornalisti Hoang Ngoc e Nam Phong, del sito web Nguoiduatin, hanno riferito che un agente di polizia addetto al traffico ha sequestrato la loro telecamera mentre stavano filmando agenti di polizia chiedere tangenti.  Lo stesso giorno, i due sarebbero stati oggetto di un’aggressione con minacce da parte di due uomini armati di coltello, che non sono stati identificati.

 

Molti giornalisti stranieri hanno denunciato molestie da parte di funzionari appartenenti alle forze di sicurezza, compresa la minaccia di non rinnovo del visto se avessero continuato a pubblicare articoli su argomenti sensibili. Il ministero dell’informazione e delle comunicazioni e la commissione per l’educazione e la propaganda intervengono con frequenza per imporre o censurare articoli o servizi.  Tuttavia, molto più frequentemente, le autorità esercitano il loro controllo sui mezzi d’informazione tramite una diffusa cultura dell’autocensura, alimentata dalla paura del licenziamento e possibile arresto. Nell’agosto  2013, il dipartimento per le pubblicazioni del ministero dell’informazione e delle comunicazioni ha messo al bando il romanzo Dai Gia (“Magnate”) di Nguyen Xuan Hoang, che descrive le connessioni nascoste tra i funzionari di governo e le imprese a controllo statale.

 

La legge del Vietnam stabilisce anche sanzioni variabili da un milione a quarantadue milioni di dong  (da 50 a 2.000 dollari USA) per i giornalisti,  i quotidiani e i mezzi di informazione online che manchino di fornire “notizie internazionali e nazionali oneste, coerenti con gli interessi del paese e del popolo”. La legge autorizza anche il governo a multare i giornalisti e le  testate giornalistiche per violazione della legge in ogni momento. Le multe sono basate su decisioni non trasparenti, prese da vari ministri e funzionari. Inoltre la legge stabilisce multe, variabili da dieci milioni e cinquecentomila dong a ventuno milioni di dong (da 500 a 1.000 dollari USA) per i giornalisti  che  non pubblicano le loro fonti di informazione e che “utilizzano documenti e materiali di organizzazioni  e lettere e materiali di individui”.

 

In base alle leggi del paese, il ministero dell’informazione e delle comunicazioni ha l’autorità di revocare le licenze agli editori stranieri, che devono essere rinnovate annualmente. Tuttavia, venditori di strada e negozi per turisti continuano a vendere libri in lingua straniera vietati. I periodici in lingua straniera sono ampiamente disponibili nelle città, sebbene il governo occasionalmente ne censuri alcuni articoli.

 

La legge impone ai giornalisti il pagamento dei danni da questi cagionati alla reputazione di  persone o organizzazioni, anche se le informazioni prodotte dal giornalista risultano accurate. Tale legge limita gravemente le attività d’inchiesta giornalistica.

 

Le autorità esercitano anche varie forme di controllo sull’accesso a internet e disincentivi al suo utilizzo da parte dei cittadini. Il governo utilizza filtri per bloccare siti web considerati politicamente inappropriati, tra i quali quelli gestiti da gruppi politici vietnamiti all’estero. Le autorità a volte bloccano Radio Free Asia e il sito web della BBC in lingua inglese e vietnamita. Le autorità permettono l’accesso a internet solo tramite un piccolo numero di fornitori del servizio (ISP), tutti controllati da aziende di stato o imprese con importanti partecipazioni statali. Secondo le statistiche ufficiali, circa il trentasei percento della popolazione ha accesso a internet.

 

Le autorità vietnamite reprimono i blogger dissidenti, facendoli oggetto di numerosi arresti e violenze. Ad esempio, nel giugno 2013, la polizia ha arrestato Pham Viet Dao, uno scrittore e blogger, divenuto crescentemente critico verso i funzionari di governo nel suo blog. Nel dicembre 2013, tre bloggers dissidenti, Le Quoc Quan, avvocato, Tran Huynh Duy Thuc, leader dell’organizzazione ricerca per la democrazia, e Nguyen Hoang Quoc Hung, un blogger che difende i diritti dei lavoratori, premiati nel 2013 a Parigi con il premio per i diritti umani in Vietnam, sono stati picchiati e arrestati dalla polizia.  Nel febbraio 2014, una corte d’appello ha condannato Le Quoc Quan a una pena detentiva di trenta mesi e al pagamento di una multa di 40.000 euro per un’accusa di frode fiscale, considerata da Reporters Sans Frontières (RSF) pretestuosa.  Nel marzo  2014, un altro blogger di Danang, Truong Duy Nhat, detenuto sin dal maggio 2013, è stato condannato a due anni di reclusione per abuso di libertà democratiche contro gli interessi  dello stato, delle organizzazioni e dei cittadini. Sempre lo stesso mese, un tribunale di Hanoi ha condannato Pham Viet Dao, un blogger dissidente, a quindici mesi di reclusione per “avere creato una cattiva immagine del partito comunista e del governo” nei novantuno post da lui pubblicati.

Infine, nel maggio 2014, il blogger Huu Vinh e un suo impiegato, Nguyen Thi Minh Thuy, sono stati arrestati dalle autorità per avere pubblicato articoli che  contenevano cattive e informazioni  erronee che diminuivano il prestigio e la fiducia negli enti dello stato.