Violazioni dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)          Libertà di scegliere il proprio governo

 

Sebbene la costituzione sancisca il diritto dei cittadini di cambiare il proprio governo, questo è nella pratica limitato dallo ZANU-PF, il partito che sostiene il presidente Mugabe, che domina la scena politica  e manipola i risultati elettorali sin dall’indipendenza del paese, avvenuta nel 1980. Alle ultime elezioni politiche, avvenute nel luglio 2013, Mugabe è stato riconfermato per il suo settimo mandato presidenziale con oltre il sessantuno percento dei voti, e lo ZANU-PF ha guadagnato due terzi dei seggi in parlamento.

 

Al contrario dell’Unione Africana e della Southern African Development Community (SADC), l’Unione Europea, gli USA e altri importanti paesi occidentali hanno giudicato le elezioni del luglio 2013 libere da violenza, ma non credibili.

 

Nonostante le garanzie costituzionali in materia di cittadinanza, ad ampi strati di popolazione è stata rifiutata la possibilità di registrarsi a causa delle origini straniere dei loro avi. Sebbene la legge obblighi i capi tribali a essere imparziali, nelle aree rurali lo ZANU-PF ha utilizzato i leader tradizionali per raccogliere voti in suo favore, ricompensandoli con fattorie, veicoli, case e altri benefici.

 

La Zimbabwe Electoral Commission (ZEC), composta in gran parte da elementi pro-ZANU-PF, non ha provveduto a fornire ai partiti dell’opposizione una copia elettronica del registro degli elettori, come richiesto  dalla legge.  Un elenco cartaceo degli elettori è stato consegnato al Movement for Democratic Change-Tsvangirai, il principale partito d’opposizione, ma solo quando le votazioni erano ormai in svolgimento.  La ZEC non ha dato risposta alle denunce dei partiti d’opposizione sul suo ruolo nel monitoraggio dei mezzi d’informazione e sulle procedure di voto per posta.

 

Prima delle elezioni, la ZEC non ha provveduto a effettuare controlli delle liste degli elettori. I tribunali non hanno risolto le controversie elettorali a essi sottoposte, a eccezione di quelle presentate il giorno delle elezioni. La gran parte di queste sono state risolte dopo che i risultati elettorali erano stati resi noti. Secondo associazioni locali che hanno esaminato il registro degli elettori, questo presentava numerose anomalie, come ad esempio un ampio numero di votanti ultra centenari e un ridotto numero di giovani.

 

Durante la campagna elettorale, inoltre, le autorità hanno imposto numerose limitazioni ai candidati non appartenenti al partito di governo. Sebbene a Tsvangirai, leader del MDC-T, è stato permesso di svolgere la sua campagna elettorale, la polizia non ha permesso all’MDC di tenere tutte le assemblee programmate. Nelle settimane precedenti il  voto, alcuni attivisti dello stesso partito sono stati fatti oggetto di atti intimidatori e picchiati dalle forze di polizia.   Ad alcuni giornalisti non è stato dato il permesso di coprire le elezioni, nonostante soddisfacessero tutti i requisiti richiesti dalle autorità, mentre i mezzi di informazione nazionali hanno palesemente favorito lo ZANU-PF.

 

Le autorità non hanno permesso ai cittadini stranieri della gran parte dei paesi occidentali di osservare le elezioni, permettendo solo due missioni di osservazione internazionali, quella della SADC e quella dell’Unione Africana, che hanno entrambe rilasciato dichiarazioni positive sulle elezioni, così come hanno fatto i leader dei paesi vicini, tra i quali il Sudafrica e lo Zambia.

 

Oltre a limitare la possibilità degli osservatori internazionali di monitorare le elezioni, le autorità hanno permesso ai giornalisti internazionali di operare solo dopo averli sottoposti a uno screening e avere fornito loro apposite licenze. Le autorità hanno permesso alle rappresentanze diplomatiche e a osservatori locali di seguire le elezioni liberamente.

 

Il Global Political Agreement (GPA), un accordo firmato dai tre principali partiti nel 2008 aveva richiesto la stesura di una nuova costituzione. Il processo di consultazione è stato completato nel 2010, malgrado le intimidazioni, le molestie e gli arresti di parlamentari e attivisti subiti dall’MDC-T. Nel luglio 2012, il comitato parlamentare costituzionale ha prodotto una bozza di costituzione, firmata da tutti e tre i partiti del GPA. Dopo l’approvazione per referendum nel marzo 2013,  la nuova costituzione è entrata in vigore nel maggio successivo. Molte leggi del paese dovranno ora essere riallineate alla nuova costituzione.

 

II)         Libertà di riunione e di associazione

  

Sebbene la costituzione permetta la presenza dei partiti nel paese, attivisti dello ZANU-PF e delle forze di sicurezza continuano a commettere intimidazioni e abusi contro gli altri partiti e i loro membri, ostacolando le loro attività. Durante la campagna elettorale del 2013, in sfregio alle leggi del paese, funzionari delle forze di polizia e dell’esercito hanno apertamente fatto campagna elettorale in favore dello ZANU-PF e si sono candidati nelle sue liste. Il governo ha continuato a interferire con regolarità negli affari dei governi locali gestiti dal MDC-T.

 

La costituzione sancisce la libertà di associazione, ma le autorità pubbliche limitano questo diritto, permettendo alle forze di sicurezza e agli attivisti dello ZANU-PF di interferire nelle attività dei partiti dell’opposizione.

 

Presunti membri delle forze di sicurezza indagano sulle attività di gruppi religiosi, associazioni e altre organizzazioni ritenute critiche verso il governo.

 

Durante la campagna elettorale del 2013, le autorità hanno lasciato i candidati dello ZANU-PF liberi di svolgere le loro champagne elettorali, mentre hanno talvolta ostacolato quelli dell’opposizione. Ad esempio, in maggio e giugno, la polizia di Marondera ha proibito a un candidato al parlamento dell’MDC-T di fare campagna porta a porta, permettendolo invece a quello dello ZANU-PF.

 

La costituzione prevede anche la libertà di riunione, ma le autorità pubbliche la limitano, negando i permessi di tenere manifestazioni della società civile, sindacati e partiti politici diversi dallo ZANU-PF. Tuttavia, rispetto agli anni passati, meno manifestazioni politiche pubbliche di partiti politici avversari sono state interrotte, probabilmente per via della presenza degli osservatori della SADC. 

 

Lo ZANU-PF ha, comunque, utilizzato giovani attivisti e veterani di guerra per molestare e  disturbare le attività dei membri dell’MDC-T, gruppi di lavoratori, movimenti studenteschi e giornalisti considerati critici nei suoi confronti. 

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza


Nel paese si registrano casi di sequestri e sparizioni motivate da finalità politiche, favoriti da un cotesto di impunità. I leader del MDC-T e dell’MDC-N denunciano rapimenti e torture a scopo intimidatorio di attivisti dei propri partiti, della società civile e di leader studenteschi da parte delle forze di sicurezza e di sostenitori dello ZANU-PF.

 

Si verificano anche arresti arbitrari o politicamente motivati di oppositori politici, tra cui funzionari e attivisti dell’MDC-T,  operatori delle ONG e attivisti della società civile. Normalmente molte di queste persone vengono tenute dalle autorità in stato di detenzione per uno o due giorni e poi rilasciate, tuttavia alcune rimangono detenute per settimane o, addirittura, mesi.   Le autorità delle prigioni non permettono agli attivisti detenuti di comunicare con il mondo esterno e spesso li sottopongono a percosse e torture. 

 

Sebbene le leggi del paese lo proibiscano, le forze di sicurezza hanno continuato utilizzare la tortura contro criminali comuni e oppositori politici, con il sostegno implicito dei funzionari del partito al governo. In alcuni casi, la polizia ha arrestato le vittime di abusi accusandole di “incitamento alla violenza pubblica”.

Durante il periodo pre-elettorale, nella prima metà del 2013, la violenza politica nel paese è stata molto diffusa, soprattutto quella esercitata dai giovani sostenitori dello ZANU-PF.

 

I funzionari di alto livello rigettano le accuse di eccessivo uso della forza e tortura da parte delle forze di sicurezza, giustificando tali atti come necessari  per il mantenimento dell’ordine pubblico. La continua politicizzazione degli alti gradi della polizia, principalmente composti da veterani della guerra di liberazione fedeli allo ZANU-PF, rende estremamente difficile ai gradi più bassi della struttura mantenere una imparzialità politica. Gli sforzi da parte del governo per riformare la struttura sono minimi e non esistono organi interni né esterni preposti all’investigazione degli abusi commessi dalle forze di sicurezza.

 

Molti veterani della guerra d’indipendenza sono stati reclutati per partecipare alle elezioni del 2013, a sostegno dei candidati dello ZANU-PF o come candidati loro stessi, in contravvenzione alle leggi del paese.

 

Sebbene la costituzione stabilisca risarcimenti per le persone la cui terra viene espropriata per pubblica utilità, il governo raramente  li concede e la polizia continua  non intraprende alcuna azione contro l’occupazione illegale di proprietà private.

 

Ad esempio, il sostegno ai residenti sfollati dalle aree minerarie diamantifere di Marange, nel Chiadzwa, reinsediati nelle proprietà agricole del governo fuori da Mutare, è stato incostante. Alla fine del 2013, oltre 1.100 famiglie erano state trasferite, tuttavia decine di queste non disponevano ancora di un alloggio.  Ciascuna famiglia avrebbe dovuto ricevere 1.000 dollari a titolo di risarcimento, la maggior parte di loro non ha ricevuto compensazioni di alcun tipo, poiché il governo le ha classificate come prive di diritti o titoli legali riconoscibili sulla terra che occupavano, malgrado i diritti consuetudinari e tradizionali attestino la loro presenza nell’area da generazioni.  Le autorità hanno spostato alcune famiglie in aree non idonee per la costruzione di abitazioni, comprese zone paludose. Queste hanno dovuto affrontare numerose difficoltà, tra le quali la mancanza di acqua potabile, di terra arabile e di opportunità di lavoro e sono state costrette a vivere in case mal costruite e insicure. Migliaia di famiglie rimaste a Marange continuano a vivere  in una situazione di incertezza, senza conoscere dove e quando verranno trasferite dal governo. Le autorità hanno proibito loro di svolgere qualsiasi attività economica intorno alle concessioni minerarie.

 

II)         Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

La legge stabilisce che l’arresto possa avere luogo solo in presenza di un mandato emesso dalla magistratura o da un funzionario di alto livello delle forze di polizia, e che la polizia notifichi le accuse prima dell’arresto. Nella pratica questi diritti non vengono però rispettati.

 

La legge stabilisce, inoltre, un’udienza preliminare quarantotto ore dopo l’arresto, periodo che può essere esteso solo da un tribunale competente. Continuano a registrarsi però numerosi casi di attivisti politici dell’opposizione e della società civile arrestati in modo arbitrario, picchiati dalla polizia, e rilasciati il giorno successivo senza accuse a loro carico.

 

La legge garantisce la possibilità di ottenere il rilascio temporaneo su cauzione, in attesa del giudizio, per la maggior parte dei reati. La polizia può, però, tenere in custodia  persone sospettate di avere compiuto reati finanziari, per un periodo massimo di quattro settimane. In alcuni casi, persone cui era stato negato il rilascio temporaneo sono state tenute in custodia per settimane, mesi e anni.

 

Le autorità spesso non permettono ai detenuti di mantenere contatti regolari con gli avvocati, soprattutto nei casi di arresto di membri dell’MDC e attivisti della società civile.   

 

Spesso, le autorità spostano i detenuti durante la notte o nei fine settimana da una stazione di polizia o prigione all’altra, senza informare le loro famiglie o i loro avvocati. A volte le autorità impediscono ai famigliari di visitare i detenuti, se non accompagnati da un avvocato.   In casi politicamente sensibili, i contatti con i parenti sono proibiti,  e i detenuti politici di alto profilo sono spesso tenuti in totale isolamento.

 

Le autorità continuano, inoltre, a molestare e intimorire gli avvocati difensori dei diritti umani. Ad esempio, Beatrice Mtetwa, nota avvocato e  attivista per i diritti umani, è stata arrestata mentre chiedeva di vedere una copia del mandato di cattura presso la casa di un cliente che era ricercato.  L’avvocato è stata in seguito dichiarata non colpevole da un tribunale.

 

Le carcerazioni eccessivamente lunghe in attesa di giudizio hanno continuato a rimanere un problema,  sia a causa dell’inefficienza del sistema giudiziario sia per ragioni politiche. Ad esempio, dei ventinove attivisti dell’MDC-T arrestati nel maggio 2011 per la morte di Petros Mutedza, un ispettore di polizia, ventuno sono stati dichiarati non colpevoli solo alla fine del 2013, dopo essere stati detenuti in attesa di giudizio per oltre ventinove mesi. Un attivista è morto durante la prigionia, tre hanno ottenuto la libertà provvisoria in attesa di giudizio solo nel gennaio 2014, mentre altri quattro continuano a rimanere in carcere in attesa di giudizio.

 

In generale, molti detenuti in attesa di giudizio rimangono in prigione perché non si possono permettere il pagamento delle cauzioni necessarie per ottenere la libertà provvisoria.

 

Il potere giudiziario continua a rimanere fortemente influenzato dal governo e dallo ZANU-PF. Il governo spesso si rifiuta di adempiere alle decisioni dei tribunali a lui contrarie e ritarda i pagamenti per le spese processuali, nelle cause civili perse. La corruzione all’interno del sistema giudiziario ha continuato a rimanere estremamente diffusa. Varie associazioni denunciano la pratica da parte di alti funzionari dello stato di cedere fattorie e case a giudici, in cambio di favori.    

Gli imputati in processi politicamente sensibili hanno più probabilità di ottenere processi più equi nei tribunali di livello più basso, piuttosto che in quelli di livello più elevato, dove il rischio di politicizzazione dei giudizi appare più elevato. I membri dello ZANU-PF continuano a esercitare minacce e attuare intimidazioni per obbligare i magistrati, soprattutto nelle aree rurali, a emettere sentenze favorevoli al governo. Nelle aree urbane, tuttavia, alcuni giovani magistrati hanno dimostrato di avere un più ampio grado d’indipendenza e concesso ad attivisti politici dell’MDC e della società civile la libertà temporanea, a volte, sfidando il governo e lo ZANU-PF.    


III)            Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Le condizioni di vita all’interno dei settantadue istituti penitenziari del paese hanno continuato a rimanere estremamente dure, a causa del sovraffollamento e degli abusi delle guardie carcerarie.

 

Dei 17.500 detenuti presenti nelle prigioni del paese, oltre 100 muoiono ogni anno a causa di malattie e malnutrizione. La scarsa igiene presente contribuisce al diffondersi di malattie quali diarrea, morbillo, tubercolosi e patologie legate all’HIV. Inoltre le strutture carcerarie sono Illuminate e aerate in modo inadeguato e dotate di insufficienti quantità di materassi, abiti caldi e prodotti per l’igiene personale. I detenuti non hanno accesso ad acqua potabile. Il raccolto agricolo delle fattorie interne degli istituti penitenziari fornisce alimenti che aiutano a integrare il vitto dei detenuti. Le autorità forniscono a ciascun detenuto almeno una nuova uniforme all’anno.  

 

Le condizioni di vita delle donne detenute sono in generale migliori di quelle degli uomini. Le donne sono tenute in aree separate e controllate da personale femminile. Le associazioni che si occupano della condizione dei detenuti riferiscono di non avere notizie di abusi sessuali sulle detenute donne, a differenza che nelle carceri maschili. Questo indicherebbe che il personale di guardia femminile sia più diligente nel proteggere le detenute dagli abusi, rispetto ai loro corrispettivi maschili; oppure può semplicemente voler dire che le donne non hanno denunciato i casi. Le autorità carcerarie non forniscono alle donne in stato di gravidanza, o con neonati al seguito, cure o razioni di alimentari addizionali. Tuttavia, sono le ONG ad occuparsi di questi aspetti.

 

I detenuti minorenni vengono tenuti in una prigione apposita o insieme ai detenuti adulti, anche se le autorità tendono a tenerli in celle separate. I minorenni, di solito, vengono mandati in prigione piuttosto che in riformatori e sono spesso oggetto di abusi sessuali da parte delle guardie carcerarie o altri detenuti. All’interno delle prigioni non esistono difensori civici. Le autorità permettono ai detenuti di inoltrare reclami, ma le inchieste sono rare.

 

I prigionieri hanno in generale la possibilità di ricevere visite dai parenti, ad eccezione di quelli detenuti nelle prigioni di massima sicurezza.

 

La legge riconosce anche il diritto alle associazioni umanitarie e per i diritti dei detenuti di visitare le strutture penitenziarie e di fornirvi assistenza; e le autorità penitenziarie, in generale, garantiscono questo diritto riconoscendo alle associazioni un’ampia libertà di movimento all’interno delle strutture.

 

IV)           Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

Sebbene la legge stabilisca sanzioni penali per reati di corruzione e concussione dei pubblici funzionari, queste disposizioni non sono applicate in modo efficace e i pubblici funzionari, a ogni livello, si rendono responsabili di episodi di corruzione, godendo di impunità.

 

Ad esempio, ai livelli più bassi, gli agenti di polizia fanno multe esorbitanti per estorcere denaro ai cittadini e aumentare i loro bassi salari.  Con la scusa di cercare criminali o merci di contrabbando, vengono istituiti posti di blocco nel corso dei quali gli agenti spesso sequestrano merci in modo arbitrario per il loro beneficio personale, o estorcono tangenti ai trasgressori. Nelle aree urbane, la polizia municipale spesso prende di mira i venditori e confisca i loro beni per appropriarsene. 

 

Nella ridistribuzione delle terre espropriate alla minoranza bianca, sono state favorite le élite dello ZANU-PF. Funzionari del partito hanno selezionato numerose fattorie e le hanno registrate a nome di membri delle loro famiglie, per evadere il limite di una fattoria per funzionario. Il governo ha continuato a permettere a individui vicini al governo e ad alti funzionari di appropriarsi di terre identificate tra quelle acquisibili.

 

Alcuni insegnanti, percepiti come sostenitori del MDC-T, hanno continuato a subire discriminazioni, molestie e rimozioni dai loro posti, mentre persone non qualificate hanno continuato a lavorare nella Public Service Commission, un ente incaricato del reclutamento e dell’amministrazione del personale impiegato dallo stato. In base ad una recente analisi, circa 75.000 dei 188.000 prestanti servizio nella Public Service Commission non aveva le qualifiche minime per coprire le posizioni assegnate. I nomi di circa 14.000 impiegati compresi nelle liste appartenevano in realtà a persone pensionate, decedute, trasferite o comunque assenti dal posto di  lavoro. L’analisi ha permesso di scoprire anche duplicazioni di personalità.  

 

La corruzione è particolarmente diffusa a livello locale. Ad esempio, numerosi sono i casi di tentata concussione nei processi di definizione della destinazione d’uso della terra per scopi residenziali e commerciali. I funzionari pubblici chiedono tangenti anche per sveltire le pratiche burocratiche per l’emissione di certificati di nascita, passaporti e licenze.  I funzionari locali assumono impiegati e allocano terreni seguendo criteri nepotistici. Le accuse di corruzione nell’assunzione degli impiegati a livello comunale coinvolgono soprattutto lo ZANU-PF, ma anche l’MDC-T.

 

In un paese con un livello diffuso di corruzione come lo Zimbabwe, la persecuzione dei casi di corruzione da parte dello stato continua a essere perlopiù caratterizzata da motivazioni politiche. Il governo mette sotto inchiesta soprattutto funzionari appartenenti all’MDC-T, persone per qualche ragione uscite dalla rete di favori e protezione dello ZANU-PF e individui senza appoggi politici ad alto livello.

 

LIBERTA’ DI PAROLA E DI STAMPA

 

La costituzione prevede la libertà di opinione e di stampa, tuttavia le leggi impongono limitazioni nell’interesse della difesa, dell’ordine pubblico, dell’interesse economico dello stato, della sicurezza, della moralità e della salute pubblica. Pubblicare una dichiarazione falsa che rechi pregiudizio al governo può portare a una condanna fino a venti anni di carcere. Le autorità pubbliche continuano a utilizzare questa norma per soffocare il dissenso, facendo arrestare e minacciando i giornalisti, con lo scopo di spingerli all’autocensura.

 

Le autorità colpiscono, in particolare, coloro che esprimono in pubblico o pubblicano dichiarazioni politiche critiche nei confronti del presidente Mugabe, dello ZANU-PF o del governo.  Agenti della Central Intelligence Organisation e loro informatori monitorizzano regolarmente assemblee, comizi e riunioni politiche. Le autorità sottopongono le persone sospettate di essere critici contro il governo a molestie, sequestri, interrogatori e, talvolta, a torture.

 

Dal 2010, le persone arrestate dalla polizia per avere violato la Sezione 33 del Criminal Law (Codification and Reform) Act, ossia la sezione del codice penale relativa alla pubblicazione o al rilascio di dichiarazioni false che riguardano il presidente, sarebbero state oltre ottanta.

 

La “Sezione 33” è anche la norma su cui le autorità si appigliano per perseguire attivisti politici, per i diritti umani e comuni cittadini che fanno innocue battute contro il presidente.   Ad esempio, nel maggio 2013, Chenjerai Pamhiri, un professore della Great Zimbabwe University, è stato condannato a tre mesi di prigione per avere chiamato il presidente Mugabe  “sporco vecchio asino” in un supermercato. Mentre, nel settembre 2013, un giudice di Chiredzi ha condannato al pagamento di 150 dollari USA o a sessanta giorni di prigione, Regis Kandawasvika, un cittadino disoccupato, per avere dato la colpa del suo stato di disoccupazione alla cattiva gestione dell’economia del paese da parte del presidente Mugabe. 

 

Nell’ottobre 2013, la corte costituzionale ha riconosciuto che le sezioni 31 e 33 del Criminal Law Act minano le libertà di espressione e opinione degli individui. Tuttavia, il ministro della giustizia si è opposto alla decisione e ha chiesto una revisione della legge, tuttora in corso. La sezione 31 prevede il reato di comunicazione di dichiarazioni suscettibili di minare la fiducia pubblica nelle forze dell’ordine.

 

Il ministero per i mezzi di comunicazione, l’informazione e la pubblicità (MMIP), da parte sua, continua a controllare strettamente i mezzi di informazione pubblici. Alti funzionari dello ZANU-PF utilizzano i mezzi di informazione per lanciare minacce contro il dissenso anti-governativo.  Funzionari del ministero minacciano costantemente i mezzi di informazione indipendenti di ritirare le loro licenze in caso di critiche allo ZANU-PF e al Presidente Mugabe. Anche i distributori delle pubblicazioni indipendenti subiscono minacce e la confisca delle copie in loro possesso. Nonostante questo, le pubblicazioni indipendenti continuano a operare nel paese e a criticare il governo per la sua condotta durante le elezioni del luglio 2013.

 

La radio continua a essere il principale mezzo di comunicazione del paese, in particolare per la popolazione rurale. Star FM e ZiFM, due radio legate allo ZANU-PF, nonostante i loro legami col partito di governo hanno incluso voci indipendenti nella loro programmazione. Non risulta che sia stata concessa nessuna nuova licenza a radio comunitarie.

 

Per quanto riguarda le trasmissioni televisive, la rete pubblica ZBC, con i suoi due canali, è la sola televisione locale operante nel paese. La televisione via satellite è, invece, privata e disponibile in tutto il paese, anche se è ancora troppo costosa e inaccessibile per gran parte della popolazione. 

 

Si registrano anche episodiche aggressioni a giornalisti da parte di attivisti dello ZANU-PF e del MDC-T, e delle forze di polizia, principalmente allo scopo di cancellare file fotografici e registrazioni video.

 

Le forze di sicurezza molestano e arrestato arbitrariamente giornalisti nazionali e stranieri che effettuano servizi negativi su esponenti politici, politiche del governo  e operazioni delle forze di sicurezza.

 

Tutte queste violenze e intimidazioni da parte delle autorità contribuiscono a creare un clima di autocensura.