Nel 2016, in calo gli investimenti diretti esteri. Sempre pochi gli investimenti italiani

Secondo l’ultimo rapporto della Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’America Latina e i Caraibi (CEPAL), nel 2016 le entrate nette derivanti da investimenti diretti esteri nella regione sono diminuite del 7,8% rispetto al 2015, attestandosi a 167,18 miliardi di dollari. Anche i flussi in uscita hanno subito una notevole contrazione, giungendo quasi a dimezzarsi (-47%), toccando il loro minimo storico negli ultimi 7 anni, con 25,567 miliardi di dollari.

 

Tra i principali fattori alla base della contrazione degli investimenti diretti esteri in entrata vi è la recessione economica, il basso livello dei prezzi delle materie prime - iniziata nel 2012 per quanto riguarda i metalli, ed in seguito estesa al petrolio.

 

Se paesi latinoamericani come il Brasile hanno persino avuto un crescita (+5,7%), nonostante la recessione interna, la maggior parte di questi ha subito una forte contrazione che  ha interessato anche paesi esportatori di materie prime quali Bolivia (-26,1%), Cile (-40,3%), Ecuador (-43,7%) e Perù (-17%).

 

Anche se in termini più attenuati, anche in Messico gli investimenti esteri in entrata hanno subito una contrazione (-7,9%), dovuta sia alla crisi del settore dei servizi sia ad una riduzione degli investimenti nel settore manifatturiero, in particolare di quello automobilistico.

 

E il futuro non appare roseo. Si stima infatti che la crescita economica della regione continuerà a rimanere al di sotto dei livelli che negli anni passati erano considerati uno dei principali stimoli agli investimenti esteri in entrata, e anche le incertezze sulle future politiche degli Stati Uniti continueranno a frenare gli investimenti nella regione.    

 

Tra le varie fusioni e acquisizioni avvenute nella regione, la più importante, in termini di valore (3,528 miliardi di dollari) ha riguardato la società canadese Brookfield Renewable Partners e la società petrolifera di stato colombiana ISAGEN,  acquisita dalla società canadese con una quota azionaria del 57,6%.

La seconda acquisizione più importante ha riguardato sempre il settore petrolifero. con l’acquisto da parte della norvegese Statoil dei diritti di esplorazione del 66% del blocco Cuenca de Santos in Brasile, ottenuti per 2,5 miliardi di dollari.

 

Il terzo investimento più cospicuo ha invece interessato in settore farmaceutico/diagnostica medica, con l’acquisizione da parte dell’israeliana Teva Pharmaceutical Industries della società messicana Representaciones e Investigaciones Médicas, per 2,3 miliardi di dollari.

 

Tra i principali investimenti esteri entrati nella regione non relativi al settore estrattivo/minerario vi è stato quello relativo all’acquisizione di una quota di controllo (46,31%) della società telefonica Telecom Argentina, da parte della società messicano-statunitense Fintech per 851 milioni di dollari.  Ma anche l’acquisizione di una quota del 23,7% della società di trasporto aereo brasiliana Azul, da parte della società cinese Hainan Airlines.

 

La più grande operazione di disinvestimento nella regione che ha riguardato un'impresa straniera ha riguardato la cessione degli asset della banca britannica HSBC in Brasile, ceduti al Banco Bradesco, per 5,186 miliardi di dollari.

 

Diversi sono stati gli investimenti esteri che hanno comportato importanti disinvestimenti da parte di società straniere operanti nella regione. Tra questi, ricordiamo: l’acquisizione della concessione della Linea autostradale gialla in Perù, da parte della società francese Vinci, acquistata dalla brasiliana Lamsac per 1,661 miliardi di dollari; e l’acquisto del restante 50% della concessione dell’autostrada centrale del Cile da parte della spagnola Abertis, dal fondo canadese Alberta Investment Management Corporation (AIMco).

 

Nelle prime venti operazioni di investimento nella regione, al tredicesimo posto figura anche un’azienda italiana: l’ENEL, la quale ha acquistato il 94,8% del pacchetto azionario della brasiliana Celg Distribuição, nel settore dell’energia. 

 

Complessivamente, delle venti principali fusioni e acquisizioni avvenute in America Latina e Caraibi nel corso del 2016, ben cinque hanno riguardato l’acquisto di patrimoni produttivi da parte di imprese europee (una spagnola, una britannica, una francese, una norvegese e una italiana) in Brasile, le seconde in Messico, Brasile, Argentina, Chile, Ecuador, El Salvador, Guatemala e Perú. Una sola operazione, anche se la più importante in termini economici, ha riguardato il Canada in Colombia. Mentre, un'operazione ha riguardato anche un’impresa israeliana, in Messico.

 

Complessivamente, nel 2016, il principale paese ricettore netto di investimenti esteri della regione si è confermato il Brasile, con 78,929 miliardi di dollari. Al secondo posto, si è posizionato il Messico, con 32,113 miliardi, seguito da Cile, con 12,225 miliardi, Colombia, con 13,593 miliardi, Perù, con 6,863 miliardi, e Argentina, con 4,229 miliardi.  

 

Per quanto riguarda gli investimenti diretti esteri italiani nella regione, il nostro paese ha continuato a giocare un ruolo ancora piuttosto marginale, con presenze abbastanza significative solo in Argentina e Brasile.

In Argentina, il Gruppo FCA sta costruendo un nuovo stabilimento produttivo, per un investimento complessivo di 300 milioni di dollari. Sempre in questo paese, il gruppo Camuzzi è operativo con un investimento di 100 milioni di dollari per la distribuzione di gas, elettricità e acqua nelle regioni meridionali e in parte della provincia di Buenos Aires. Il Gruppo Enel, invece, possiede il 20% delle centrali elettriche Costanera, El Chocón, Dock Sud e Edesur. Nel paese sono inoltre presenti Lavazza, tramite la società Coffice, attiva principalmente nel settore del caffè in cialde e bar, Ferrero, la Distilleria Fratelli Branca, Generali e Pirelli, quest’ultima con un impianto per la produzione di pneumatici per veicoli commerciali pesanti.

 

A livello continentale, tra i gruppi stranieri più attivi nel settore delle costruzioni vi sono, invece, le società italiane Impregilo e Trevi, che stanno portando attualmente avanti diversi progetti nel settore delle infrastrutture.