Investire a Mauritius, tante opportunità, qualche svantaggio

Se per le sue bellissime spiagge e un mare mozzafiato è per molti un paradiso delle vacanze e del relax, Mauritius in realtà rappresenta oggi una destinazione estremamente interessante per gli investimenti internazionali.

 

Dotata di una notevole stabilità politica, un’economia in forte crescita, un apparato giudiziario efficiente e politiche molto favorevoli nei confronti degli investimenti esteri, Mauritius è attualmente considerato, dalla Guida al rischio paese del Cesiimp, il paese a più basso indice di rischio per gli investimenti di tutto il continente africano.

 

La sua ubicazione tra Africa, Asia e Oceania, la presenza di una forza lavoro preparata e, in larga parte bilingue (francese/inglese), adeguate infrastrutture e una delle più grandi zone economiche esclusive al mondo fanno di Mauritius una piattaforma ideale per entrare nei mercati africani, europei e USA, verso i quali il paese ha accessi preferenziali.    

 

Numerose sono le possibilità offerte in svariati settori, come ad esempio agricoltura, pesca e acquacoltura, turismo, costruzioni, immobiliare, industria manifatturiera, energie rinnovabili e logistica.

 

Gli investimenti esteri sono regolati dalla legge sugli investimenti del 2001 e da quella sulla registrazione delle attività imprenditoriali del 2002, e aprire una società per un investitore straniero è estremamente facile.

 

Innanzitutto, bisogna presentare domanda per ottenere un permesso di lavoro e/o residenza all’ufficio passaporti e immigrazione, tramite l’autorità per gli investimenti del paese. Il processo è in genere molto rapido e non dura più di cinque giorni.  

 

La costituzione e la registrazione di un’impresa a Mauritius avvengono in modo semplice e veloce tramite il registro locale per le imprese e di solito non richiedono più di tre giorni. Le spese di registrazione variano da poco più di 70 euro, per piccole imprese, fino a 380 euro, e vanno versate annualmente.

 

Anche la protezione degli investimenti esteri è molto buona. Storicamente, il governo di Mauritius non ha mai nazionalizzato attività produttive straniere. Il paese è membro dell’International Center for the Settlement of Investment Disputes (ICSID), ha ratificato la Convention on the Recognition and Enforcement of Foreign Arbitral Awards (CREFAA) ed è membro della Multilateral Investment Guarantee Agency (MIGA).

 

A Mauritius, infine, non si registra neppure alcuna presenza di vincoli o limiti al rimpatrio degli utili d'impresa, capitali o guadagni derivanti dalla liquidazione degli stessi.  Nessuna approvazione è necessaria per effettuare questi trasferimenti e il governo ha rimosso i controlli sullo scambio di valuta sin dal 1994.

Ma quali sono allora gli svantaggi di investire?  Essendo uno stato composto da due  piccole isole a medio reddito procapite, popolate da poco più di un milione di abitanti, non rappresent di per sé un mercato attraente dal punto di vista dei consumi interni, anche se interessanti spunti possono venire dal settore B2B, ad esempio dai servizi alle imprese operanti nel settore turistico.

 

Le attività più interessanti che Mauritius può offrire sono infatti soprattutto quelle orientate verso l’estero, specialmente nel settore turistico. Le possibilità di esportazione dei prodotti della sua industria manifatturiera sono, invece, penalizzate dall’ ubicazione remota, fisicamente lontana da tutti i principali mercati globali e ai margini delle grandi rotte marittime commerciali internazionali.  Questo è dimostrato anche dagli scarsi flussi commerciali trattati dall’unico porto del paese, quello della capitale Port Louis, che nel 2013 ha gestito solo 6,76 milioni di tonnellate di merci, 5,68 milioni delle quali importate e 1,08 esportate.